Il mondo agricolo torna a lanciare l’allarme su due comparti simbolo del Made in Italy: l’olio d’oliva e lo zucchero. Dall’aumento delle importazioni ai rischi per la produzione nazionale, le organizzazioni di categoria chiedono interventi concreti per tutelare le filiere e garantire trasparenza sul mercato.
Olio, cresce l’import e scatta l’allarme tracciabilità
Secondo Coldiretti e Unaprol nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 57%, con il rischio di favorire frodi, inganni in etichetta e concorrenza sleale ai danni dei produttori italiani.
Le organizzazioni accolgono positivamente le nuove misure introdotte dall’ICQRF che rafforzano la tracciabilità degli oli importati in regime di perfezionamento attivo. Dal 1° marzo 2026 sarà obbligatorio indicare con precisione nel registro telematico la natura degli oli e le operazioni di lavorazione.
Secondo il presidente di Coldiretti Calabria Franco Aceto, la trasparenza rappresenta uno strumento fondamentale per difendere il valore dell’olio italiano e impedire che i flussi di prodotto extra-UE possano confondersi con quello nazionale. Negli ultimi anni, sottolineano le organizzazioni agricole, alcune normative avrebbero consentito l’ingresso di olio straniero a dazio zero destinato alla lavorazione senza sufficienti garanzie sulla destinazione finale, contribuendo a comprimere i prezzi del prodotto italiano.
Zucchero, filiera italiana a rischio
Preoccupazioni arrivano anche dal settore bieticolo-saccarifero. Cia - Agricoltori Italiani chiede l’apertura immediata di un tavolo nazionale per definire un piano straordinario di rilancio della produzione di zucchero italiano.
Negli ultimi vent’anni, spiegano dall’organizzazione, il comparto ha subito un drastico ridimensionamento. Prima della riforma europea dell’OCM zucchero del 2006, l’Italia contava oltre 250mila ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, sufficiente a garantire l’autosufficienza nazionale. Oggi le superfici sono scese a meno di 19mila ettari e circa l’80% dello zucchero consumato nel Paese viene importato.
La situazione si è aggravata con la decisione di Coprob Italia di sospendere per il 2026 l’attività dello stabilimento di Pontelongo, nel Padovano. Se la sospensione sarà confermata, resterà operativo un solo zuccherificio in Italia, quello di Minerbio, in Emilia-Romagna.
Per il presidente nazionale della Cia Cristiano Fini è necessario intervenire subito: «Non possiamo permettere che l’Italia esca definitivamente dalla produzione di zucchero. Serve un tavolo di filiera urgente con istituzioni, agricoltori e industria».
Le richieste del settore
Le due vicende evidenziano le difficoltà di alcune filiere strategiche dell’agricoltura italiana, strette tra concorrenza internazionale, aumento dei costi e regole di mercato sempre più complesse. Le organizzazioni agricole chiedono interventi strutturali per salvaguardare produzione, lavoro e qualità del Made in Italy.