A lanciare l’allarme è Gabriele Urzì, dirigente nazionale di FABI e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo, da anni impegnato nel monitoraggio delle minacce nel settore creditizio.
Il raggiro, ribattezzato “truffa della ricevuta bancomat”, si basa su un dettaglio spesso trascurato: lo scontrino cartaceo del prelievo. “Può sembrare assurdo che nel 2026 si cada ancora in un tranello legato a un semplice promemoria di carta, spiega Urzì, ma diversi utenti sono stati contattati da falsi operatori che disponevano di informazioni ricavate proprio dalle ricevute abbandonate agli sportelli”.
A ricostruire le modalità operative è stato anche Truffa.net, portale specializzato nell’analisi delle frodi finanziarie digitali, che ha evidenziato la diffusione del fenomeno nel Sud Italia.
Il meccanismo è subdolo: i malviventi recuperano gli scontrini lasciati nei pressi degli Atm e incrociano i dati stampati con altre informazioni già in loro possesso. Da qui parte il contatto telefonico, durante il quale, fingendosi impiegati della banca, tentano di carpire ulteriori codici di accesso.
“Il vero punto fragile non è la tecnologia, sottolinea Urzì, ma la leva psicologica. I truffatori fanno leva su paura e fiducia: bastano pochi elementi autentici per risultare credibili, soprattutto con le persone più anziane”.
Gli accorgimenti
Per evitare brutte sorprese, gli esperti raccomandano di non lasciare mai la ricevuta allo sportello, conservarla o distruggerla subito, oppure rinunciare alla stampa. Mai comunicare dati personali o bancari per telefono: gli istituti di credito non li richiedono. Utile attivare notifiche via sms o app per controllare in tempo reale i movimenti del conto. In caso di chiamate sospette, interrompere la conversazione e contattare direttamente la propria banca attraverso i canali ufficiali.