Antonio Rezza contro i piagnistei sui fondi: “L’arte non è la Fiat”

”Non puoi farti finanziare e poi fare dissenso”: l’affondo sull’istituzione e sulla gerarchia culturale.

Antonio Rezza contro i piagnistei sui fondi: “L’arte non è la Fiat”
immagine ripresa da www.tv2000.it

«L’arte non deve creare occupazione». Antonio Rezza interviene a Tv2000 con una posizione netta sul dibattito che riguarda i finanziamenti pubblici al cinema e, più in generale, il rapporto tra cultura e Stato. L’attore e autore, noto per un percorso sviluppato in autonomia rispetto ai principali circuiti istituzionali, contesta l’idea che il valore dell’arte debba essere misurato in termini economici.

«Io pensavo che l’arte fosse un’esigenza dello spirito, non la Montedison o la Fiat», afferma, marcando una distanza tra produzione industriale e produzione artistica. «Che significa l’arte deve creare occupazione? L’arte deve creare opere belle, dal mio punto di vista».

Nel suo intervento fa riferimento anche al dibattito sui tagli al cinema: «Questo piagnisteo sul fatto che, purtroppo lo stanno facendo questi di adesso che viene impoverito il cinema, questo piagnisteo mi sembra ingiustificato perché non è detto che». E aggiunge: «Se vengono tolti i soldi al cinema, a noi che non li abbiamo mai presi, sinceramente non ce ne frega niente».

Rezza affronta poi il tema delle sovvenzioni in relazione ai giovani artisti: «Non è cinismo questo. Un giovane deve avere uno spazio sprotetto dove esprimersi, senza avere le spalle coperte dalle sovvenzioni, poi diventa un commercialista di se stesso, esprimersi in precarietà».

Nel passaggio distingue tra Stato e collettività rispetto alla gestione degli spazi culturali: «Hai lo spazio, però lo spazio è della collettività, i soldi sono dello Stato. Secondo noi, gli spazi sono della collettività, gli spazi non appartengono allo Stato».

Rivendica inoltre l’autonomia del proprio percorso professionale: «Quando noi debuttiamo costiamo allo Stato zero. Questo è un dato di fatto che noi costiamo zero, è incontestabile. Noi abbiamo cominciato così, noi siamo andati in vari spazi, e abbiamo guadagnato e abbiamo investito su noi stessi».

Collega il tema dei finanziamenti al rapporto con le istituzioni: «Per noi l’oggetto del dissenso è sempre l’istituzione, la gerarchia. Non puoi da una parte farti finanziare e poi protestare perché diventi fasullo, no?»