Da autista Atac a medico in pronto soccorso, Micaela Quintavalle: "Il M5S mi voleva candidare"

Dopo lo scontro con Atac e rifiuto della politica, ora medico “Non ho mai accettato compromessi, nemmeno un euro di risarcimento”

Da autista Atac a medico in pronto soccorso, Micaela Quintavalle: "Il M5S mi voleva candidare"

Micaela Quintavalle come disse Enzo Tortora "Dove eravamo rimasti?" L'ultima foto che si ricorda di lei, è quella accanto a una torre di tre metri formata da testi di medicina dopo la laurea alla Sapienza di Roma. E poi?

"E poi ho iniziato subito a lavorare nel reparto dialisi e al pronto soccorso, a seguire corsi di aggiornamento. A studiare per il concorso di specializzazione che inaspettatamente ho vinto al primo tentativo. Oggi sono al quarto anno di specializzazione in anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore. Seguo i corsi in un ospedale romano. Faccio tutto il possibile per colmare le mie lacune, con fatica e sacrificio sto costruendo il medico che da sempre avrei voluto essere. Perché io guidavo i bus sulle strade di Roma, ma volevo diventare un medico. Lavoravo e studiavo come una pazza."



Riavvolgiamo il nastro della sua storia dall'inizio. Dopo aver fondato il sindacato Cambiamenti e denunciato la pericolosità dei bus dell'azienda dei trasporti del Comune di Roma nel 2014 le venne offerto il mondo: ospitate in tv in trasmissioni al top degli ascolti, un posto al sole in politica (il Campidoglio o anche più in alto). E' una ricostruzione corretta?

"Era gennaio del 2014 lo ricordo come fosse ieri. Rammento la mia grande coerenza nel combattere una guerra giusta in difesa dei lavoratori e dei cittadini.
I primi a contattarmi furono gli emissari della trasmissione che rinchiude un gruppo di persone in una casa. Ricordo che li congedai gentilmente in un secondo. Poi scrissi agli autisti con i quali stavamo organizzando uno sciopero sottolineando che non avrei mai mollato la lotta per partecipare ad un programma televisivo. I politici mi braccavano dappertutto, anche all’università. Un consigliere comunale di centrodestra venne sotto casa a propormi di entrare nel suo partito. Io risposi che i miei cani si chiamavano Cuba ed Ernesto e che non avrei mai accettato: anche il posto di amministratore delegato o presidente del consiglio sarebbe stato limitante per una persona che voleva curare e guarire la gente."



Mi urlò alle spalle. Io raccolsi la cacca dei cani che avevo portato a spasso, feci il nodino al sacchetto e conclusi prima di andarmene: io sono fatta così.
Il Movimento 5 Stelle mi offri la candidatura in parlamento nel listino bloccato quando erano il primo partito.

All’epoca credevo che per essere un buon politico si dovesse avere almeno la laurea in scienze politiche ed esperienza sul campo.
“Mandate avanti gli altri” ripetevo. Io vi aiuto dal basso! Sono conscia che pochi rifiuterebbero una proposta del genere.
Mio padre non mi parlò per tre mesi. Per lui avrei potuto davvero dare un contributo serio e sano nell’interesse del popolo."



L'azienda la licenzia, nasce un contenzioso lavorativo. Come andarono i fatti?

"Mi sono fermata al secondo grado di giudizio dopo aver impugnato il licenziamento. Ogni incontro era lacrime e sangue. In sostanza il giudice ha sentenziato che avevo ragione nelle esternazioni, ma si era rotto il rapporto di fiducia con l’azienda. Il reintegro non era possibile, ma potevamo accordarci su una somma risarcitoria dopo la mia uscita dall'azienda. Non ho mai accettato di percepire neanche un euro. Come disse Edith PIaf "Je ne regrette rien"."



Lei ora è un medico in un'azienda ospedaliera, lavora in una struttura nel Lazio e si sta specializzando in un nosocomio romano. Le persone la riconoscono?

"Oddio sì! Stavo per praticare l'anestesia ad un paziente in sala operatoria e mi ha detto: io so chi sei, sei quella che guidava gli autobus. Eri bionda e più "cicciotta" ma la tua storia la ricordo tutta!

Nel tentativo di "tappargli" la bocca con la maschera gli sussurrai : zitto zitto, non voglio che qui sappiano di quella vicenda. Al pronto soccorso invece era uno spasso. Venivano gli infermieri del triage straniati dicendo : ”Senti, il paziente dice che vuole farsi visitare solo dalla dottoressa ex conduttrice di bus!



E' stato un cambio deciso, ha imboccato una sliding doors senza mai voltarsi indietro. Chi l'ha incontrata nella sua nuova vita la descrive come una donna dura, quasi granitica ma sempre gentile, empatica e disponibile. L'unica cosa che la fa arrabbiare è quando la chiamano "Michela" abbreviando il suo nome.

E’ una battaglia persa. A quindici anni mi rifiutai di parlare con chiunque storpiasse il mio nome. Rimasi afasica per due settimane! Nemmeno mia madre e mio padre mi chiamano Micaela! Di che vogliamo parlare?"



Progetti e programmi per il futuro, ha in canna nuove svolte oppure questa è per lei la via maestra definitiva, la politica le interessa ancora?

"Voglio diventare anestesista e rianimatrice  e rimanere nella struttura alle porte di Roma in cui presto servizio come medico di Pronto soccorso. Questo ospedale mi ha vista nascere professionalmente, io sono come Totti che rifiutò il Real Madrid per rimanere nella Magica Roma. A me non interessano i grandi ospedali che sono di fatto più stressanti, dove a volte c'è poca umanità. Poi se possibile vorrei collaborare con i chirurghi plastici. Sarebbe bello occuparsi di pazienti giovani che vogliono sottoporsi a un intervento estetico e si affidano ad un professionista serio e preparato in un ambiente idoneo, senza il rischio di rimetterci la pelle come accaduto di recente.

Della politica con la "p" maiuscola non so cosa dire, o meglio si comprende da che parte sto come cittadina. Ma la pratica della politica mi ha delusa profondamente! Se avessi la possibilità ed il potere di intervenire per un migliore accesso alla sanità pubblica che deve essere gratuita per tutti, efficace ed efficiente e non con liste di attesa disumane e maggiori investimenti sulle attrezzature ospedaliere, ecco allora forse ci ripenserei! Ma voglio stare sempre e comunque in prima linea. Non dietro una scrivania a dare disposizioni e passare carte.

Nel profondo del cuore però cullo il desiderio di poter entrare nell’esercito italiano e nel sud est asiatico. Però mi rendo conto che il momento storico dal punto di vista geopolitico è poco propizio, ma mentiva chi ha scritto che i sogni muoiono all'alba."