Il Bitcoin ha esteso il ribasso scendendo sotto quota 70.000 dollari, livello che non toccava dalla vittoria elettorale di Donald Trump alle presidenziali statunitensi del novembre 2024. Si tratta di una fase di debolezza significativa dopo un periodo di forte volatilità che aveva portato la criptovaluta, in ottobre, a superare i 126.000 dollari, nuovo massimo storico.
Secondo gli analisti, il calo riflette un clima più ampio di avversione al rischio sui mercati finanziari. “Il Bitcoin continua a soffrire, intrappolato nel contesto di tensioni geopolitiche che stanno spingendo gli investitori verso asset rifugio meno volatili”, ha spiegato Victoria Scholar, responsabile investimenti di Interactive Investor.
La corsa al rialzo era iniziata proprio dopo l’elezione di Trump, percepito come favorevole al settore crypto: a dicembre 2024 il presidente aveva celebrato pubblicamente il superamento dei 100.000 dollari. Tuttavia, ad aprile scorso la criptovaluta aveva già subito una brusca correzione, scivolando sotto i 75.000 dollari dopo l’annuncio dei dazi americani, per poi rimbalzare nei mesi successivi fino al record di 126.251,31 dollari.
A pesare oggi è anche l’incertezza regolatoria negli Stati Uniti. A luglio il Congresso ha approvato una legge sulle stablecoin, ma il più ampio Clarity Act resta bloccato al Senato, lasciando il settore in una zona grigia normativa.
Un ulteriore fattore di pressione è la nomina indicata da Trump di Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, come possibile guida della banca centrale. Warsh è visto come un difensore dell’indipendenza della Fed: la prospettiva di una politica monetaria più tradizionale ha rafforzato i mercati convenzionali e innescato vendite anche su beni rifugio come oro e argento, i cui prezzi sono scesi.