Botteghe Oscure, storia di diciannove donne che fecero il PCI

Diciannove militanti raccontano il lavoro e l’impegno femminile dietro le quinte del Partito Comunista Italiano tra politica, sacrifici e storia italiana.

Botteghe Oscure, storia di diciannove donne che fecero il PCI

Diciannove protagoniste della vita nella sede del PCI a Roma, Botteghe Oscure, raccontano le loro storie: come ci arrivarono, perché e quali mansioni lavorative svolgevano. Quello che Giampaolo Pansa chiamò il Bottegone nella sua cosmologia politica viene narrato dal di dentro. Per il lettore smaliziato trova conferma nel testo quanto dichiarato dallo splendido esergo di Rita Levi Montalcini: le donne hanno sempre dovuto portare due pesi, quello rivato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale della società. Quindi il maschilismo all'interno del partito c'era eccome, anche se alcune delle battaglie civili contro ogni forma di discriminazione tra uomo e donna vennero preparate proprio in quelle stanze.
Un libro che parla di donne, anzi che fa parlare le donne che, da giovanissime, quelle che "non apparivano mai", ma che di fatto erano il sistema nervoso del più grande partito comunista del Dopoguerra dopo quello sovietico.

Rita Levi Montalcini



Tamara Giorgetti, l'autrice, anche lei ha varcato giovanissima quel portone e ha chiesto ad alcune di queste "ragazze', di parlare della loro esperienza, del loro lavoro anche a fianco di dirigenti passati alla storia, delle loro passioni, delle loro speranze, dei momenti storici a cui hanno partecipato in prima linea.
Queste giovani donne per essere cooptate all'interno della struttura del partito venivano segnalate dai segretari delle sezioni territoriali, la maggior parte di Roma, e quasi tutte iniziarono all'ufficio elettorale del partito diretto dal "mitologico" Celso Ghini. Un ufficio, anzi un vero e proprio centro studi, noto anche al di fuori del partito per la sua efficienza e rigore: è ormai acclarato che spesso sfornava i risultati delle elezioni ancor prima e con più precisione della macchina elettorale del Viminale.

Terminate le elezioni venivano poi smistate a seguire le varie Commissioni di lavoro e i loro funzionari. Con questi racconti anche chi legge entra nelle numerose stanze di quel palazzone di sei piani, ascolta le telefonate che arrivavano come quella dalla Sicilia che annunciava l'assassinio per mano mafiosa di Pio La Torre. Oppure il racconto tra le lacrime di un altra ragazza di allora svegliata una mattina dal padre che le annunciava il malore e la morte dopo una dolorosa agonia di Enrico Berlinguer.

Enrico Berlinguer



Nel libro il racconto delle facce basite, emozionate, ammirate di quelle che incontravano nei corridoi del palazzo Enrico Berlinguer, Nilde Iotti, Giorgio Napolitano e tanti altri dirigenti storici. Erano le "segretarie", ma definirle solo con questa parola è riduttivo, erano militanti che nelle loro sezioni avevano anche incarichi politici e capivano di politica erano, insomma, quelle che ora si definirebbero assistenti.

Giorgio Napolitano



"Sono passati tanti anni, ma le ragazze di Botteghe Oscure me le ricordo una per una - scrive Giorgetti nella premessa - giovani, piene di speranza, tutte iscritte al partito, tutte contente di lottare per cercare di cambiare le cose in questo mondo pieno di ingiustizie e, soprattutto, tutte contente di lavorare per il partito che aveva questa missione. Ci credevamo e il nostro impegno era totale. Non c'erano orari, non c'erano feste, non c'erano vacanze, ti potevano chiamare in un qualunque momento se c'era bisogno di te". Chi lavorava a Botteghe Oscure si era dato cuore e anima al Partito, nessuno, uomini e donne, si è mai risparmiato.
"Il volume è arricchito da un utilissimo indice di nomi"


TAMARA GIORGIETTI
Le ragazze di Botteghe Oscure
Prefazione di Livia Turco
BORDEAUX EDIZIONI