La questione stadi nella Capitale rimane centrale. Sul progetto della Roma a Pietralata “non è ancora chiara una visione strategica complessiva capace di integrare l’impianto con le trasformazioni urbane già in corso nel quadrante“. Ad affermarlo è Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, sottolineando l’importanza di considerare lo sviluppo dell’intera area in modo coordinato. Secondo l’architetto, l’area di Pietralata, dove era previsto il Sistema Direzionale Orientale, sta già vivendo una fase di importanti trasformazioni: dalla nuova sede della BNL allo studentato della Sapienza, fino al Rome Technopole e alla nuova sede di RFI. “È imprescindibile che la nuova casa della Roma dialoghi con questi interventi, mettendo a sistema le relazioni spaziali e funzionali, e con l’ospedale Pertini”, spiega Busnengo.
L’architetto sottolinea che una vera riqualificazione urbana non può essere basata su un singolo progetto isolato. Secondo Busnengo, è fondamentale valutare in maniera sinergica mobilità, servizi, spazi verdi e fruizione dei luoghi, garantendo una reale sostenibilità urbana.
È decisamente più complessa la situazione dello stadio Flaminio, indicato dalla Lazio come sede del nuovo impianto. “Ci troviamo davanti a un’architettura monumentale, tutelata dal Codice dei Beni Culturali e inserita in un quadrante vincolato anche dal punto di vista paesaggistico. Nelle vicinanze sono state rinvenute aree archeologiche di grande valore. Tutto ciò limita drasticamente le possibilità di intervento”, spiega Busnengo.
Secondo l’architetto, infatti, la proposta della Lazio di ampliare l’impianto dagli attuali 24 mila posti a oltre 50 mila appare difficile da realizzare senza snaturare l’opera originale. La rimozione della copertura della tribuna principale e l’inserimento di un nuovo anello rischiano di compromettere il progetto iniziale, mentre l’installazione dei pilastri per la nuova struttura interferirebbe con aree a rischio ritrovamenti archeologici. Con l’attuale normativa l’unico intervento realisticamente attuabile è un restauro filologico e una rifunzionalizzazione dell’impianto, valorizzando lo stadio senza alterarlo.
A tal proposito, l’Ordine degli Architetti invita alla prudenza nel dibattito pubblico. “Annunci di crolli imminenti, se non supportati da evidenze scientifiche, risultano solo allarmistici e rischiano di consolidare posizioni di parte”, aggiunge Busnengo, richiamando l’importanza di decisioni basate su analisi tecniche.