Caro carburanti, Sperduto (FAIB): "Il prezzo non lo fa il gestore, lo fa la compagnia"

Dalla riunione presieduta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani non arrivano interventi su accise o misure straordinarie. La premier Giorgia Meloni guarda a Bruxelles, mentre il settore attende risposte. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Sperduto

Caro carburanti, Sperduto (FAIB): "Il prezzo non lo fa il gestore, lo fa la compagnia"
Giuseppe Sperduto, Presidente FAIB Confesercenti

Niente accise mobili e nessun intervento straordinario per contrastare i contraccolpi economici della crisi in Medio Oriente. Dal Consiglio dei ministri di martedì non è arrivata alcuna misura per contenere il caro carburanti, lasciando per ora senza risposta una delle principali preoccupazioni di famiglie, imprese e operatori del settore. E proprio quest'ultimi chiedono maggiore chiarezza sulle strategie future. Per capire meglio la situazione e quali possano essere le ricadute sul comparto abbiamo intervistato Giuseppe Sperduto, presidente di FAIB Confesercenti.

Da giorni i costi al distributore hanno subito un'impennata insostenibile, chi fa i prezzi?

"Questo è quello che noi cerchiamo in tutti i modi di spiegare ai cittadini, che poi sono i nostri clienti. Il prezzo non lo fa il gestore, lo fa la compagnia petrolifera. Lo stabilisce e lo trasmette in modo telematico sull’impianto da remoto, dalle proprie sedi. Per cui il gestore non ha modo né motivo di alterare i prezzi. Anzi, i gestori sono molto preoccupati da questa situazione perché il lavoro che portiamo avanti da tempo, da sempre, è un lavoro che ha una remunerazione per litro. Quindi più aumenta il prezzo e meno c’è marginalità per il gestore. Va considerato fondamentalmente che il gestore, incredibile a dirsi, guadagna mediamente, come in questo momento con un prezzo del gasolio che ha superato i due euro al litro, tre centesimi e mezzo su ogni litro che se li troviamo a terra neanche li raccogliamo"

Perché comunque si trovano dei prezzi differenti tra i gestori però dello stesso marchio?

"Per il semplice fatto che la compagnia petrolifera in questo modo fa cassa. Parlano tutti di impianti completamente self service, ma non lo sono. Per un semplice motivo: su ogni impianto di tutte le compagnie petrolifere definite completamente self c’è sempre qualcuno che cerca di guadagnare una mancia ad ogni rifornimento, perché piove, perché fa freddo, perché il cliente non vuole scendere o perché non sa come inserire i soldi nella macchinetta. Quindi sfruttiamo oltremodo delle situazioni che sono indegne e di questo le compagnie se ne approfittano. Che mi smentissero, ma non riescono a smentirmi perché è una realtà di fatto"

Adesso si torna anche a parlare di accisa mobile: ce la può spiegare? Ritiene che sia sufficiente?

"Allora, noi già nel 2023, con quello che è avvenuto e soprattutto dopo l’invasione della Russia sull’Ucraina, il governo è stato costretto a reinserire le accise che aveva tagliato il governo Draghi. Questo ci ha portato a una difficoltà estrema. Quindi abbiamo chiesto la sterilizzazione dell’IVA come primo approccio. Già da subito l’abbiamo ritenuta insufficiente: il problema di fondo è che tagliare le accise sta a significare bloccare la macchina dello Stato: sanità, trasporti. Chi si assume questo rischio? Capisco che superare i due euro al litro, in una Nazione come la nostra, dove lo spostamento delle merci per l’80% avviene su gomma, comincia a essere pesante. Ed è quello che mi preoccupa. Ho sempre dichiarato a tutti quelli che mi hanno interpellato che le compagnie, purtroppo o per fortuna, avevano già aumentato i prezzi ancora prima che partisse questa invasione"

Quanto sarebbe importante approvare il Ddl Carburanti?

"Assolutamente sarebbe stato, specialmente in questo momento, molto di aiuto perché una delle cose che noi chiediamo fondamentalmente è la legalità dei contratti. Ma al tempo stesso, la ristrutturazione della rete in Italia è fondamentale: ci sono circa 22.500 impianti, impianto più impianto meno, mentre nel resto d’Europa ce ne sono praticamente meno della metà. Nel 2023, stanchi di questa situazione, dove addirittura a livello governativo ci si domandava cosa volessero questi lavoratori che guadagnano e incassano cifre incredibili, noi volevamo solo la dignità e il diritto di avere una regolamentazione legislativa, che purtroppo il Presidente del Consiglio ci ha promesso, come impegno personale, perché è entrata nel meccanismo e nelle difficoltà di questo settore. Ma ad oggi, nonostante siano passati quasi tre anni, questo decreto legge, a cui abbiamo partecipato più volte con tavoli presso il MIMIT, non so dove giaccia, è fermo in qualche cassetto. La motivazione la conosciamo ed è dettata semplicemente da un’associazione di categoria che rappresenta le compagnie petrolifere: l’UNEM. Ogni volta che noi incontriamo nelle giuste sedi le compagnie petrolifere, queste sono d’accordo, anche se nella stragrande maggioranza non riconoscono al 100% le nostre esigenze. Poi arriviamo al MIMIT, davanti al Ministro Urso, tirano su un muro senza nessun motivo e non danno la possibilità di presentare questo decreto legge in Parlamento, cosa che ci spiazza ed è, mi faccia dire, un atteggiamento vergognoso"

Parlando di futuro, cosa dobbiamo aspettarci?

"Mi faccia dire che sono titubante quando mi si dice che si risolverà fra un certo numero di giorni. Anche se si risolverà fra qualche giorno, torno a ripetere: voglio vedere le aziende che velocemente torneranno indietro e ci metteranno nella condizione di poter operare nella giusta misura, con tutti i sacrosanti diritti e con il riconoscimento di contratti che siano legali e ci autorizzino a sopravvivere nella giusta misura. Perché oggi non è così. Non è assolutamente così. Perché fare e applicare contratti come sono stati applicati, anche se abbiamo cercato in tutti i modi di bloccarli, automaticamente non mi fa ben sperare. Le compagnie sono contro per il semplice fatto che noi abbiamo chiesto in tutti i modi, rinunciando anche a conquiste ottenute con anni di proteste e di lavoro sindacale assiduo, delle penali nei confronti delle aziende che si sottraggono alla trattativa"