È trascorso quasi mezzo secolo e il Caso Moro si sta storicizzando, ma il fronte giudiziario è tutt'altro che chiuso. Simona Zecchi lei ha scritto un libro sulla vicenda (La Criminalità servente nel Caso Moro) e numerosi articoli inchiesta sul periodo. Ha studiato carte giudiziarie vecchie e nuove per più di dieci anni, manca poco al fatidico mezzo secolo dagli eventi. Possiamo aspettarci novità giudiziarie oltre ai documenti da poco desecretati dalla Camera?
"Il Caso Moro resta sempre un caso aperto e non solo dal punto di vista giornalistico o storico, sempre utile per capire meglio - approfondendoli - quegli anni e quei momenti in tutti i suoi aspetti, ma anche giudiziario: risulta ancora aperto a Roma un filone d'indagine sulle "altre presenze" in Via Fani dove si è consumato il sequestro e l’eccidio della scorta, aspetto questo anche indagato dalla precedente commissione Antimafia che ha chiuso i suoi lavori nel 2022.
Si tratta di un fascicolo proveniente dal vecchio procedimento che la procura generale di Roma archiviò nel 2014, quello - per intenderci - che indagò soprattutto (ma non solo) sulla presenza di una moto Honda sul luogo della strage e del sequestro. Inoltre, anche l'attuale processo che si sta svolgendo ad Alessandria sull'omicidio dell'appuntato dei carabinieri Giovanni D'Alfonso avvenuto nell'Alessandrino il 5 giugno 1975 dopo la sparatoria tra br e carabinieri (che provocò anche la morte di Margherita Cagol) - processo scaturito da oltre tre anni di indagini della Procura antimafia e antiterrorismo di Torino - ha fatto emergere e può ancora far emergere aspetti del sequestro Moro a oggi sconosciuti. Non foss'altro perché tre dei maggiori esponenti dell’organizzazione al tempo, Mario Moretti, Renato Curcio e Lauro Azzolini, sono oggi imputati ad Alessandria. Certo, se costoro finalmente parlassero sulle verità mancanti di quei cinquantacinque giorni dal punto di vista penale potrebbe sicuramente esserci una negoziazione, anche per l'età avanzata da loro raggiunta. Ma sappiamo che questa è pura utopia: alla maggior parte dei protagonisti di quegli anni interessa solamente che sia salvaguardata la versione di una storia che da un certo momento in poi hanno aggiustata. Con l’aiuto dello Stato."

A proposito di “altre presenze” in Via Fani il 16 marzo 1978: si ha l'impressione che manchi qualcosa, anzi qualcuno, nella ricostruzione di quanto avvenuto alle 09,00 in via Mario Fani. Immaginandolo come un puzzle, mancano dei pezzi. Oppure -come ha chiosato una volta un commentatore- alcuni sono andati smarriti. È solo un'impressione?
"Sempre ripartendo da quel procedimento archiviato nel 2014 dalla Procura generale di Roma (che a sua volta aveva avocato a sé il fascicolo sulla moto Honda dalla procura ordinaria), sappiamo che molti di più furono i partecipanti all’operazione tra fiancheggiatori, Br ed altri. Del puzzle devono ancora essere recuperati o rivelati ex novo tanti tasselli, questo nonostante (o forse proprio per) i cinque processi svolti sulla vicenda e le commissioni d’inchiesta che se ne sono occupate: due dedicate al caso interamente, inclusa l’ultima terminata nel 2018, e altre - come quella sulla P2, la commissione stragi, la Mitrokin e appunto la Commissione Antimafia del 2022 - che ne hanno trattato in modo specifico alcuni aspetti. In una scena così "incartata" come quella di Via Fani e Via Stresa dove la precisione e la velocità furono così determinanti per la riuscita dell’azione, accontentarsi del memoriale-Morucci è davvero fare torto alla storia del nostro Paese, alle vittime di quel giorno oltre che ai loro famigliari e soprattutto ad Aldo Moro.
Cosa manca sapere di Via Fani: a esempio, dov’è finita l’altra arma della strage, l’altro mitra FNA43, arma mai rinvenuta e quindi mai sequestrata; o ancora, accertare se davvero l’agente di polizia Rocco Gentiluomo fu avvisato da un boss al massimo vertice della ‘ndrangheta, Rocco Musolino, di quanto sarebbe accaduto il 16 marzo 1978 facendosi sostituire da un altro agente di polizia che sarà poi Francesco Zizzi, come ha rivelato il collaboratore di giustizia Filippo Barreca alla Commissione Moro 2 (verbale rimasto a lungo celato senza i crismi della secretazione); l'ex brigatista Azzolini potrebbe spiegarci poi cosa intendeva quando durante un dialogo con l'ex Br Antonio Savino del diciassette marzo 2023, intercettato dal Ros di Torino, come leitmotiv di tutto il dialogo in cui parla anche di Via Fani, sottolineava l’aspetto del mancato addestramento militare dell'organizzazione, addirittura irridendo insieme ad Antonio Savino, quanti nel tempo avevano esaltato questo elemento. Cosa questa che storici e giornalisti hanno sempre evidenziato e per questo accusati di complottismo. Non dimentichiamo che la cosa va immancabilmente ad abbinarsi al pressoché totale inceppamento delle armi usate, elemento che stride con la precisione dell’azione effettuata; conoscere poi il reale numero di persone che ha partecipato all’agguato in ruoli diversi; e se altri dei fiancheggiatori delle Br erano presenti, in barba alla solita tesi della compartimentazione, bufala che ci è stata consegnata negli anni; per quanto riguarda le “terze presenze” in Via Fani poi, ancora dobbiamo davvero capire e sapere se determinati personaggi appartenenti a determinate strutture fossero presenti o meno e se Alessio Casimirri conosceva l’allora capitano Francesco Delfino, il quale secondo il defunto magistrato Antonio Marini avrebbe usato Casimirri come infiltrato dopo un fermo di cui mai si è saputo nulla (dichiarazione in Commissione stragi del 1995 resa nota solo tre anni dopo). Altra anomalia che lo riguarda, scoperta dalla Commissione Moro 2, riguarda un suo arresto del quattro maggio 1982 svelato da un cartellino fotodattiloscopico utilizzato per identificare le persone. Se è stato arrestato perché è appurato invece che Casimirri non ha mai fatto un giorno di carcere e chi gli ha consentito di fuggire in Nicaragua?
Ricordiamo infine che gli ex pm Giuseppe Pignatone e Luca Palamara nel fascicolo d’indagine poi avocato dalla procura generale si sono fatti sfuggire l'importante occasione di ottenere un vero contributo dall’assistente dall'allora segretario di stato Usa Henry Kissinger, Steve Pieczenick inviato a Roma dall'amministrazione americana nell'aprile del 1978. L'americano fu interrogato per rogatoria dai magistrati e ritrattò le sue precedenti affermazioni sul ruolo avuto dagli USA nell’affaire. Nell’archiviazione del 2014 la Procura generale aveva indicato la necessità di indagare Pieczenick, cosa poi non avvenuta. Ma sono solo alcune delle questioni fondamentali ancora aperte."

Casimirri e Lojacono sfuggiti alla giustizia in Italia: cosa si sa di loro, dove vivono ora?
"I romani Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono sono gli ultimi ex Br coinvolti nella vicenda Moro, entrambi protetti dai Paesi che li hanno accolti dove non è possibile procedere con l'estradizione, rispettivamente il Nicaragua e la Svizzera. Anche alcuni terroristi di estrema destra sono tuttora latitanti se è per questo, in particolare Delfo Zorzi per la strage di Piazza Fontana.
Di Lojacono spesso ci si dimentica, di lui si sono avute le ultime notizie nel 2019 quando a seguito dell'arresto di Cesare Battisti rilasciò una intervista su "Ticino online - 20 minuti" nella quale si disse disponibile a scontare l'ergastolo in Svizzera ma non a essere estradato. Condannato in Italia all'ergastolo nel processo Moro quater, a diciassette anni per l'omicidio del giudice Girolamo Tartaglione (10 ottobre 1978) e a sedici anni per l'uccisione del giovane studente greco di destra Miki Mantakas (20 febbraio 1975), Lojacono disse in quell'occasione che non era mai stata richiesta l'estradizione ma non è così: l'Italia ci provò nel 1988. A occuparsene al tempo furono i magistrati Franco Ionta e Rosario Priore. Nel 2019 il deputato della Lega del Ticino Lorenzo Quadri presentò una mozione al Parlamento Svizzero che fu respinta dal Consiglio federale elvetico (il governo svizzero). La mozione e il suo rigetto sono reperibili sul web."
C’è un processo in corso ad Alessandria per i fatti della Cascina Spiotta dove rimase ucciso un brigadiere dei carabinieri e Margherita Cagol. Ci sono elementi che si inseriscono nel Caso Moro emersi nel dibattimento?
"Tra i fatti della Cascina Spiotta in questo momento in esame al processo di Alessandria grazie all'inchiesta dei due giornalisti Simona Folegnani e Berardo Lupacchini che hanno consentito la riapertura del caso, è emerso il ruolo di un infiltrato - proprio dai due colleghi individuato - Leonio Bozzato alias Frillo per il Sid (il servizio di controspionaggio italiano dell'epoca), ruolo che può essere utile per capire anche il Caso Moro. Bozzato era un militante dell’Autonomia Operaia veneta che poi otterrà la fiducia dei vertici delle figure più note dei Br, come Franco Bonisoli e Nadia Mantovani (altro elemento che scoperchia la bufala della compartimentazione). Come ho anche scritto su L'Espresso, Frillo/Bozzato riesce a sventare alcune azioni e a far arrestare la prima volta Curcio (che poi evaderà con l’aiuto della Cagol). Considerando che la sua collaborazione dura 11 anni, dal 1971 al 1982, sarebbe interessante sapere da lui come mai proprio i fatti della Spiotta e di Moro non siano stati da lui segnalati nei suoi rapporti."

Durante il tour di presentazioni dei suoi libri su Moro e Pasolini ha percepito cambiamenti nella percezione da parte del pubblico?
"Durante i miei giri per l’Italia di questi mesi per presentare il libro Pasolini, ordine eseguito ho spesso anche parlato di Aldo Moro e del significato di quanto avvenuto. Ho notato un’apertura e un interesse crescenti da parte dei giovani: credo che le ultime generazioni abbiano davvero una marcia in più, soprattutto perché stimolati dai loro docenti, come ho verificato di recente in Francia durante un incontro con la Scuola Nazionale per attori di teatro. Sappiamo che la Francia con i terroristi della estrema sinistra italiana ha avuto sempre un particolare rapporto (dottrina Mitterand debellata da Macron definitivamente nel 2021): i ragazzi si sono posti dubbi e quando spieghi loro come in Italia dopo la cattura dei primi fondatori delle Br tutto cambia il loro approccio si fa più presente e interessato ad approfondire senza schierarsi ma solo per capire.
Per quanto riguarda il pubblico adulto bisogna distinguere tra il pubblico delle presentazioni e quello dei lettori o appassionati che sono spesso fortemente schierati sui social. C’è un abisso tra questi due tipi di uditorio. Spesso con i secondi, è facile essere travolti da violenza verbale e da falsità ripetute di volta in volta."