Il caso Paragon torna al centro dell’attenzione europea. A oltre un anno dalle prime rivelazioni sull’utilizzo di spyware contro giornalisti e attivisti italiani, il Parlamento europeo ha ospitato il primo evento ufficiale dell’Interest Group contro gli spyware, un gruppo trasversale nato con l’obiettivo di monitorare e contrastare l’uso illecito di strumenti di sorveglianza digitale.
La vicenda era emersa nel gennaio 2025, quando si era appreso che diverse persone, tra cui il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, erano state oggetto per mesi di attività di spionaggio tramite Graphite, software prodotto dalla società israeliana Paragon Solutions. Successivamente, l’elenco delle presunte vittime si era ampliato includendo altri giornalisti e attivisti politici.
Secondo quanto riportato da Fanpage.it, in alcuni casi sarebbero arrivate risposte istituzionali, mentre in altri non sarebbero stati forniti chiarimenti pubblici da parte del governo italiano. Il tema riguarda l’uso di strumenti di sorveglianza avanzata in assenza di adeguata trasparenza e controllo.
Il nuovo Interest Group al Parlamento europeo
A promuovere l’iniziativa al Parlamento europeo sono stati quattro co-presidenti appartenenti a diversi gruppi politici: Sandro Ruotolo per i Socialisti, Krzysztof Brejza per il Partito Popolare Europeo, Saskia Bricmont per i Verdi e Veronika Cifrová Ostrihoňová per Renew Europe.
Nel corso dell’incontro inaugurale, i promotori hanno definito gli spyware “armi digitali” in grado di incidere sulla qualità della democrazia, sottolineando il rischio di normalizzazione di pratiche di sorveglianza ritenute illegittime. L’obiettivo dichiarato è creare un punto di raccordo tra il Parlamento europeo e la società civile, monitorare i casi segnalati e mantenere alta l’attenzione politica sul tema.
Il gruppo intende inoltre coordinare le vittime a livello europeo, favorendo uno scambio di informazioni e iniziative comuni. I promotori hanno evidenziato come casi precedenti, legati ad altri software di sorveglianza, abbiano mostrato la natura sistemica della questione, richiedendo interventi strutturali e non solo reazioni episodiche a singoli scandali.
Il richiamo del Consiglio d’Europa
Nelle stesse ore, il Consiglio d'Europa ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa. L’organizzazione, distinta dall’Unione europea e composta da 46 Stati membri, ha inserito l’Italia tra gli esempi citati nella sezione dedicata a sorveglianza e spionaggio nei confronti dei giornalisti.
Nel documento si afferma che nel 2025 la libertà di stampa ha continuato a subire minacce sia attraverso strumenti tradizionali sia mediante tecnologie avanzate di sorveglianza. In riferimento al caso Paragon, si segnala l’uso di spyware contro giornalisti e membri della società civile e si evidenzia la lentezza delle risposte istituzionali.
Secondo il rapporto, in diversi Paesi europei le indagini interne non avrebbero ancora prodotto risultati definitivi, mentre le piattaforme tecnologiche coinvolte avrebbero lamentato carenze di trasparenza da parte delle autorità nazionali. Il documento conclude con un invito agli Stati membri ad applicare in modo rigoroso le garanzie previste, affinché la sorveglianza resti un’eccezione e non diventi una prassi ordinaria.