Cassazione libera l’imam espulso dal Viminale: "Decidiamo noi"

La Cassazione blocca il trattenimento dell’Imam di Torino; politici criticano la sentenza per i rischi sulla sicurezza nazionale.

Cassazione libera l’imam espulso dal Viminale: "Decidiamo noi"
Immagine Mohamed Shahin ripresa da www.lastampa.it/

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Avvocatura dello Stato contro la decisione della Corte di Appello di Torino che, lo scorso 21 gennaio, aveva annullato il trattenimento nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Caltanissetta dell’Imam Mohamed Shahin. Il religioso era destinatario di un ordine di espulsione firmato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Nella sentenza, redatta dalla prima sezione penale, la Cassazione ha ribadito il principio della necessità di un “controllo pieno” da parte del giudice ordinario sull’adeguatezza di misure come il trattenimento.

L’Imam Shahin è stato al centro di valutazioni di sicurezza da parte del Viminale, secondo cui il religioso sarebbe radicalizzato e in contatto con persone considerate fondamentaliste e violente, e avrebbe pubblicamente inneggiato al massacro del 7 ottobre compiuto da Hamas. Tuttavia, la Corte di Appello di Torino ha disposto la sua liberazione, considerando tra le altre cose la sua “positiva considerazione nel mondo civile”.

La decisione della Cassazione ha suscitato reazioni politiche. Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione del partito, ha dichiarato che la sentenza “sovverte nelle aule di tribunale un provvedimento del Governo per tutelare la sicurezza nazionale” e ha sottolineato come, secondo la sua valutazione, la volontà di sovrapporsi alle decisioni politiche prevalga sull’applicazione del diritto.

Anche Fabrizio Cecchetti, deputato della Lega e segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera, ha espresso preoccupazione: “Quando un provvedimento di espulsione viene firmato dal Ministero dell’Interno per motivi di sicurezza dello Stato, la priorità deve essere la tutela dei cittadini e dell’ordine pubblico. Ostacolare provvedimenti adottati per difendere il Paese significa indebolire gli strumenti contro l’estremismo e chi diffonde messaggi incompatibili con i valori democratici”.