Quando si parla di immigrazione e criminalità, i numeri vengono spesso citati senza contesto. Il rapporto “Indvandrere i Danmark 2025” pubblicato da Statistics Denmark offre invece un elemento importante per capire meglio il fenomeno: il ruolo dei fattori socio-economici.
La tabella 6.8 del rapporto analizza l’indice di criminalità tra uomini di 15-79 anni in Danimarca, suddiviso per paese di origine. Il valore 100 rappresenta la media della popolazione maschile totale: numeri più alti indicano una presenza nei reati superiore alla media, mentre numeri più bassi indicano una presenza inferiore.
Il dato chiave: reddito, lavoro e istruzione
A prima vista alcuni gruppi di immigrati mostrano indici molto superiori alla media nazionale. Tuttavia lo studio fa un passaggio fondamentale: ricalcola gli indici tenendo conto delle condizioni socio-economiche.
Tra queste: livello di istruzione, reddito familiare, situazione occupazionale e struttura della famiglia
Quando si tengono in considerazione questi fattori, molte differenze si riducono sensibilmente. Questo suggerisce che una parte significativa delle variazioni nei tassi di criminalità è legata alle condizioni di vita e non semplicemente all’origine nazionale.
Un fenomeno che non riguarda solo la Danimarca
Questo tipo di dinamica non è unico della Danimarca. Anche in Italia numerosi studi mostrano che le condizioni socio-economiche sono uno dei fattori più importanti nello spiegare il coinvolgimento nei reati.
Secondo analisi e rapporti pubblicati da ISTAT, tra i fattori più correlati con la criminalità ci sono: disoccupazione, povertà o redditi bassi, bassa scolarizzazione e marginalità sociale.
Queste variabili incidono sia sulla popolazione italiana sia su quella straniera.
Il caso italiano
In Italia gli stranieri risultano in alcuni casi più presenti nelle statistiche penali, ma gli studiosi sottolineano che il dato va interpretato considerando alcune caratteristiche della popolazione immigrata.
Ad esempio, gli immigrati sono mediamente più giovani, e la criminalità è statisticamente più frequente nelle fasce d’età giovani, molti lavorano in settori più precari o irregolari e alcuni gruppi vivono in condizioni economiche più fragili.
Quando i confronti vengono fatti tra persone con condizioni economiche e sociali simili, molte delle differenze nei tassi di criminalità tendono a ridursi.
Il punto centrale
Il confronto tra Danimarca e Italia mostra quindi una dinamica simile: la criminalità è fortemente influenzata da fattori sociali ed economici.
Questo non significa che tutte le differenze scompaiano, ma indica che reddito, istruzione e accesso al lavoro sono variabili decisive per capire i dati.
Per questo motivo molti ricercatori sottolineano che le politiche di integrazione, istruzione e inserimento nel mercato del lavoro possono avere un ruolo importante nel ridurre le disuguaglianze e, di conseguenza, anche alcuni fenomeni criminali.