A pochi giorni dal congresso nazionale della Fegica, il sindacato che rappresenta i gestori degli impianti carburanti, il presidente Roberto Di Vincenzo fa il punto su una fase delicata per il settore. Tra le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, le ripercussioni sui mercati energetici e il dibattito politico sul disegno di legge carburanti, che interviene su trasparenza dei prezzi, rete distributiva e rapporti con le compagnie, i benzinai tornano al centro del confronto pubblico. Sul tavolo resta un nodo strutturale: i gestori non determinano il prezzo alla pompa, ma ne subiscono le oscillazioni.
Presidente, quali sono stati i principali temi emersi dal congresso Fegica e quali priorità vi siete dati per i prossimi mesi?
“La riflessione congressuale ha riguardato i temi centrali del settore e della vita politica del Paese. Regole, Mercato e Stato sono tre elementi essenziali e imprescindibili affinché una Nazione possa funzionare e garantire cittadini, imprese e consumatori, che rappresentano il motore del Paese assicurando mobilità, capillarità ed equilibrio sociale. Se viene a mancare uno di questi cardini, il sistema si inceppa e rischia di trascinare, in un settore essenziale come quello dell’energia, l’intero Paese verso una capitolazione e una perdita di chance difficilmente recuperabili, ampliando il divario con altre economie continentali.
Abbiamo ribadito che l’energia è una cosa troppo seria per essere considerata residuale e che il Parlamento dovrebbe assumerla come tema centrale nelle strategie di sviluppo. Gli accadimenti di questi giorni confermano la fondatezza della nostra analisi. Occorre chiedersi cosa accadrà con un costo del petrolio intorno ai 100 dollari al barile, quali ripercussioni vi saranno sui carburanti ma anche sui prezzi di gas ed energia elettrica. Ad aprile vedremo quale aumento proporrà Arera, considerando che il prezzo del gas per KWh alla borsa di Amsterdam (TTF) è quasi raddoppiato.”
Sul cosiddetto Ddl Carburanti: quali sono, dal vostro punto di vista, i punti critici e quali invece gli aspetti che possono rappresentare un passo avanti per la categoria?
“Il Ddl carburanti è un’occasione per l’intero sistema. Garantire regole certe non significa avvantaggiare una categoria, ma assicurare che tutti gli operatori partano dallo stesso punto e sviluppino politiche industriali e commerciali competitive, non fondate su posizioni di vantaggio concesse a monte. Le distorsioni spingono il settore verso residualità e obsolescenza.
La trattativa si è arenata sull’inserimento di penali per chi non rispetta contratti e contrattazione previsti da leggi dello Stato da oltre vent’anni. Una posizione anacronistica, difesa da una parte residuale dell’industria petrolifera. Abbiamo chiesto un intervento ai massimi livelli del Governo e confidiamo che si arrivi rapidamente a una soluzione, prima che i danni diventino irreparabili.”
In queste settimane, con l’escalation internazionale e le tensioni sui mercati, i prezzi alla pompa sono tornati sotto i riflettori. Può spiegare con chiarezza chi decide realmente il prezzo dei carburanti e qual è il margine effettivo dei gestori?
“Il prezzo al pubblico lo decide il titolare dell’impianto, valutando i fattori di acquisto sui mercati internazionali e la remunerazione dell’investimento. Ma oggi il vero tema è la sostenibilità della rete. Occorre probabilmente ridurre il numero dei punti vendita di 8-10 mila unità, di cui almeno la metà improduttive o solo formalmente esistenti, e aumentare i volumi erogati fino a circa 2.000 chilolitri l’anno.
Bisogna integrare attività e servizi diversi per rendere il distributore un presidio economicamente sostenibile. In autostrada, ad esempio, le aree di servizio erano state costruite su questo principio, ma dopo la privatizzazione altri soggetti hanno progressivamente ridotto quella rete a un sistema in cui molti attingono senza investire nella sua tenuta, con conflitti tra ministeri e autorità che finiscono davanti al TAR.”
Si parla spesso di “speculazione” quando la benzina aumenta. Quanto pesa questa narrazione sulla vostra categoria e quali dati servirebbero per ristabilire un quadro più trasparente?
“Questa narrazione è frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Il prezzo dei carburanti in Italia è la cosa più trasparente che esista: si conoscono le quotazioni internazionali dei prodotti finiti nel Mediterraneo, il ricavo industriale, il peso di accisa e Iva su ogni litro e il margine medio dei gestori, pari a 3,5 eurocent al litro, ovvero 35 euro ogni mille litri.
Ogni variazione di prezzo viene comunicata all’Osservatorio nazionale presso il MIMIT, con sanzioni in caso di omissione. Nessun altro settore commerciale segue un principio di trasparenza analogo nella formazione dei prezzi. Il dibattito pubblico appare quindi sproporzionato rispetto ai dati disponibili.”
Guardando al medio periodo, tra transizione energetica, rete in contrazione e nuove regole di mercato, quale futuro immagina per i gestori carburanti in Italia?
“Il mercato non si costruisce a tavolino. È un sistema dinamico, influenzato da fattori di stabilità e instabilità difficilmente incasellabili in modelli rigidi. Al congresso si è discusso di elettrico e si è concluso che sarebbe preferibile ragionare in termini di neutralità tecnologica piuttosto che spingere in una sola direzione.
I consumi di petrolio continuano a crescere e difficilmente nel breve periodo saranno ridimensionati. L’Italia deve attrezzarsi per affrontare situazioni emergenziali senza dipendere totalmente da forniture provenienti da aree geopoliticamente instabili. Questo riguarda sia la raffinazione sia la distribuzione.
Senza i gestori, che rappresentano anche un presidio sociale nei territori spopolati, gli automobilisti sarebbero costretti a percorrere decine di chilometri, con effetti anche sulle entrate erariali che superano i 30 miliardi annui. La prospettiva è quella di una rete più ridotta, con più servizi e con gestori cui venga riconosciiuta dignità e adeguata remunerazione, evitando di sostituire questa funzione con soli erogatori self service, aumentando precarietà e impoverimento dell’offerta.”
Dal congresso Fegica emerge una linea netta: l’energia è una questione strategica nazionale e la rete dei carburanti resta un’infrastruttura essenziale. Tra tensioni internazionali, guerre, riforme in sospeso e transizione energetica, la categoria chiede regole certe, sostenibilità economica e riconoscimento del proprio ruolo. Senza una visione industriale sull’energia, il rischio è che ogni intervento resti emergenziale, lasciando il sistema esposto alle prossime crisi.