Decreto bollette, Confesercenti avverte: “Non basterà a rilanciare i consumi”

Estesi gli aiuti anche alle piccole imprese, ma l’impatto resta incerto.

Decreto bollette, Confesercenti avverte: “Non basterà a rilanciare i consumi”

Il decreto bollette rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non sarà sufficiente a dare una spinta significativa ai consumi e alla crescita economica del Paese. È la posizione espressa dal presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, in un’intervista riportata dall’HuffPost Italia.

Secondo Gronchi, il provvedimento costituisce comunque un intervento utile per le imprese, soprattutto perché rispetto alle prime bozze è stato esteso anche alle aziende con consumi energetici più bassi. Inizialmente, infatti, gli incentivi erano destinati solo alle attività sopra i 16 kilowatt, escludendo di fatto molte piccole imprese. Ora il beneficio è stato allargato anche a bar, ristoranti e attività commerciali più piccole, per le quali il costo dell’energia resta comunque un fattore pesante.

Restano però incertezze sull’impatto reale della misura. Come sottolineato dal presidente di Confesercenti nell’intervista all’HuffPost, sarà necessario attendere le decisioni dell’Arera per capire quanto effettivamente imprese e famiglie riusciranno a risparmiare. Il decreto viene quindi considerato un aiuto, ma di natura temporanea, in un contesto in cui l’emergenza energetica viene definita strutturale.

Per quanto riguarda i consumi, l’effetto potrebbe essere limitato. Le stime circolate parlano di un possibile beneficio tra il 10% e il 15% per le imprese, ma il dato resta ancora incerto. Sul fronte delle famiglie, secondo Gronchi il provvedimento si concentra soprattutto sui nuclei con Isee più basso, mentre la classe media, che sostiene gran parte della spesa, rischia di ricevere un sostegno marginale.

Un ulteriore rischio riguarda l’aumento del 2% dell’Irap sulle imprese della filiera elettrica previsto nel decreto. Secondo Confesercenti, la misura potrebbe trasferirsi sulle bollette, con effetti a catena sui consumi. Quando crescono spese incomprimibili come energia, alimentari e trasporti, tende infatti a ridursi la spesa discrezionale per ristoranti, turismo o acquisti non essenziali.

I dati sui consumi recenti confermerebbero questa tendenza. Nel 2025 la crescita è stata del 2,5% nominale, ma gran parte dell’aumento è dovuta ai prezzi e non ai volumi di acquisto. A fronte di un incremento complessivo di 31 miliardi di euro, l’aumento reale si riduce a circa 9,4 miliardi, segno che si spende di più ma si compra meno.

Guardando al 2026, il quadro resta incerto. La fine degli investimenti legati al PNRR potrebbe pesare sulla crescita economica e sugli investimenti, soprattutto nel terziario. Per questo Confesercenti ritiene necessario nella seconda parte dell’anno un intervento strutturale più forte da parte del governo.

Nel frattempo il commercio tradizionale continua a trasformarsi. Secondo quanto spiegato da Gronchi nell’intervista all’HuffPost, negli ultimi quindici anni in Italia hanno chiuso oltre 103 mila negozi di piccole dimensioni. Tuttavia le attività rimaste sono diventate più strutturate e integrate con il digitale: quasi il 90% utilizza oggi strumenti online insieme alla vendita fisica, in un modello sempre più ibrido tra negozio e commercio digitale.