Dentro il mestiere del cacciatore di libri: chi cerca i volumi proibiti e dimenticati

Case svuotate in fretta, eredi distratti e titoli che valgono una fortuna: perché prima di buttare una libreria bisognerebbe chiamare un esperto.

Dentro il mestiere del cacciatore di libri: chi cerca i volumi proibiti e dimenticati

Simone Berni, lei è in Italia il Cacciatore di Libri per antonomasia in Italia. Ci racconta da zero come è nata la sua passione?

Direi che è nata per colpa di un errore di gioventù: mi piaceva cercare cose inutili.
Prima erano insetti, francobolli, scontrini; poi ho scoperto che i libri rari erano più ingombranti ma molto più divertenti.
La scintilla vera scatta all’inizio degli anni Duemila, quando vedo un booksearcher di New York che, mentre il mondo è fermo per l’11 settembre, continua imperterrito a cercare libri introvabili per i suoi clienti: lì capisco che la caccia ai libri può essere un mestiere, non solo una mania.
Da allora ho deciso che avrei inseguito i libri proibiti, scomparsi, imbarazzanti, quelli che nessuno vuole avere in casa ma tutti vorrebbero sbirciare.

Chi è il Cacciatore top a livello mondiale?

La risposta sincera è: non lo so, e va benissimo così.
Il fascino di questo mestiere è che ognuno è “top” nel suo micro‑mondo: c’è chi è imbattibile sulle fanzine punk di provincia, chi sulle edizioni erotiche da bancarella, chi sui samizdat sovietici, chi sui libri del Ventennio.
Esistono dealer potentissimi, scout di grandi librerie internazionali, collezionisti che comprano un libro e spariscono per vent’anni; ma il “numero uno” assoluto lo lascio volentieri alle classifiche di calcio.
Io mi accontento di essere il cacciatore di libri che dà un po’ di fastidio alle bibliografie troppo tranquille.

È da poco arrivato in libreria un suo nuovo volume dove lei racconta tra l'altro un incontro con Umberto Eco, bibliofilo e bibliomane. C'è qualcosa di inedito che vuole aggiungere?

In "Avventure di un cacciatore di libri" racconto l’Eco pubblico, il bibliofilo che tutti conoscono, filtrato dallo sguardo di un cacciatore di libri.
Quello che aggiungerei è un dettaglio di atmosfera: quando parlavi con Eco di libri rari ti rendevi conto che sei tu quello “in difetto”, non lui; aveva letto, annusato e archiviato mentalmente una quantità di pagine che ti faceva venir voglia di tornare a casa a studiare.
La cosa inedita, forse, è questa: mi sono accorto che, davanti a certe biblioteche private, il vero pezzo raro sei tu, il visitatore.
Loro restano, tu passi. E questo ti mette addosso una certa urgenza di raccontare, prima che le storie si perdano.

Un libro sul quale vorrebbe mettere le mani ma che continua a sfuggirle?

Ne ho una lista, naturalmente segreta, che cambia di settimana in settimana.
Se devo sceglierne uno, dico: il libro che ancora non so che esiste.
Quello dimenticato in fondo a una cantina di provincia, autoprodotto in cinquanta copie da un autore convinto di aver scritto la verità definitiva su un tema assurdo – i gatti massoni, le scie chimiche del Medioevo, il complotto dei cartelli stradali.
Il giorno in cui lo troverò, capirò perché tutti gli altri mi sono sfuggiti: mi stavano solo allenando a riconoscerlo.

È vero che molte persone gettano inavvertitamente nella spazzatura libri con quotazioni molto elevate?

Sì, succede molto più spesso di quanto si pensi, ed è una delle tragedie silenziose del nostro tempo.
Case svuotate in fretta, eredi annoiati, biblioteche viste come “ingombro” da eliminare: in mezzo a manuali di contabilità del 1973 e romanzi dozzinali, ogni tanto c’è il titolo che pagherebbe le vacanze a tutta la famiglia.
Il problema è che nessuno lo riconosce, e il cassonetto non fa valutazioni.
Io infatti dico sempre: prima di buttare una cassa di libri, chiamate un cacciatore. Se poi è tutto vecchiume senza valore, ve lo dirà. Ma se c’è un tesoro, meglio saperlo prima che lo scopra l’addetto alla differenziata mentre rovista e curiosa.

La domanda delle cento pistole: si può vivere solo di questa attività, senza dover essere un libraio antiquario, lavorando su commissione?

Si può, ma è un mestiere per caratteri strani e stomaci forti.
Non hai uno stipendio, hai un’altalena: un mese trovi il libro giusto per il cliente giusto e respiri, quello dopo passi le giornate a inseguire titoli che non saltano mai fuori. Lavorare solo su commissione significa trasformarsi in un incrocio fra detective, mediatore e psicologo del collezionista: devi capire cosa vuole davvero, non solo cosa dice di volere. La verità è che di “caccia ai libri” si può vivere, ma solo se si accetta che non è un hobby romantico: è un lavoro vero, con notti insonni, aste perse all’ultimo secondo e una discreta quota di fallimenti, che però rendono i successi molto più saporiti.