Dietro lo spot di Caffè Borbone: il piccolo gesto che parla di tranquillità perduta

Una bambina osserva il rito del caffè e rivela il bisogno nascosto di calma e famiglia in un mondo caotico.

Dietro lo spot di Caffè Borbone: il piccolo gesto che parla di tranquillità perduta

In quello che può essere definito senza possibilità di sbagliare un racconto per la TV perfettamente riuscito, una bambina osserva il rito del caffè degli adulti trasformandolo in un racconto emozionale e familiare caldo, simpatico e avvolgente. Nel finale l'inciampo linguistico (perfetto vista l'età della bambina) che adempie al compito di fissare nella memoria dello spettatore il brand, lo spot infatti si si chiude con un battuta  della protagonista: “Io non bevo caffè, ma se lo bevrei…!”, accompagnata dalla reinterpretazione del celebre brano “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti.

E' la vita di una famiglia italiana sbirciata attraverso lo sguardo di una ragazzina che vede gli adulti mentre condividono il "rito" del caffè, un classico italiano: la mattina prima di uscire di casa, dopo pranzo, o durante una visita tra amici e parenti. Per lei quel gesto diventa un simbolo di crescita e di appartenenza alla vita degli adulti. Certo, lo spot è orientato verso la fascia che consuma costantemente la bevanda e in gran quantità. Obiettivo commerciale e pubblicitario raggiunto. Ma osservandolo attentamente c'è molto di più. E' l'indicatore di una richiesta, una necessità, un bisogno inconscio che emerge.

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A più di quarant'anni dallo storico spot con la famiglia del Mulino Bianco (ideato e trasmesso in pieno Riflusso, dopo la fine degli Anni di Piombo) dove si proponeva di fuggire dal caos della città per tornare alla pace domestica in una casetta di campagna con tanto di mulino, c'è la dimensione di una quieta e serena dimensione di pace. Quella che propone la recita della piccola protagonista dello spot del caffè. E' l'unica possibilità di sfuggire al caos, l'unica possibilità di serenità e quiete che è rimasta visto il delirio della situazione geopolitica, i contenuti compulsivi e ossessivi che affollano il mondo dei social, unito a quello che la maggior parte dei cittadini italiani si trova ad affrontare non appena esce dal cancello di casa: traffico, violenza, città sporche e degradate.

Una grande bruttezza che causa depressione e  paura alla quale nessuno sembra essere in grado di opporsi. Meglio serrare il catenaccio della porta di casa allora, spegnere tutto, isolarsi dall'inferno che -in percentuali variabili- ognuno ha contribuito a costruire. Meglio rifugiarsi nel paradiso familiare, che spesso però è solo un purgatorio. Un inferno in scala ridotta a volte ma ancora gestibile e con il quale si può lottare.