Energia, Assocarta: “Prezzi del gas insostenibili, rischio fermate negli impianti”

In pochi giorni il gas passa da 30 a quasi 70 euro: il settore più energivoro della manifattura teme nuove fermate

Energia, Assocarta: “Prezzi del gas insostenibili, rischio fermate negli impianti”

L’impennata dei prezzi dell’energia legata alle tensioni internazionali torna a mettere sotto pressione l’industria cartaria italiana, uno dei comparti più energivori della manifattura. L’allarme arriva dal presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, che parla della necessità di misure urgenti per evitare nuove fermate produttive nel settore.

In un’intervista a La Stampa, Poli sottolinea come l’aumento del costo del gas stia riportando il sistema industriale a una situazione simile a quella vissuta durante la crisi energetica del 2022. “Siamo attoniti alla finestra. Gli effetti ci riportano indietro di quattro anni, quando non si riusciva più nemmeno a prezzare il prodotto della manifattura per la crescita inarrestabile del costo dell’energia”, afferma.

Secondo il presidente di Assocarta, il problema non riguarda tanto la disponibilità di energia quanto il livello dei prezzi, influenzato dalle dinamiche dei mercati e dalle tensioni geopolitiche. In pochi giorni il prezzo del gas è passato da circa 30 euro a oltre 60 euro al megawattora, arrivando a sfiorare i 70 euro, con un raddoppio che rischia di mettere in difficoltà molte imprese.

Il comparto cartario è particolarmente esposto a queste oscillazioni perché rappresenta il primo consumatore industriale di gas naturale in Italia. Per questo motivo, spiega Poli, alcune aziende starebbero già valutando la possibilità di fermare temporaneamente gli impianti se i costi energetici dovessero restare su questi livelli.

Nel breve periodo, secondo il presidente di Assocarta, servono strumenti simili a quelli utilizzati durante la crisi energetica del 2022, come crediti d’imposta rapidi ed efficaci per sostenere le imprese energivore. Sul piano europeo, Poli propone invece di sospendere temporaneamente il sistema di scambio delle quote di emissione di CO₂ (Ets), ritenuto un ulteriore fattore di costo per la manifattura in una fase di forte instabilità energetica.

Un eventuale rallentamento della produzione non riguarderebbe soltanto l’industria cartaria. Il settore è infatti uno dei pilastri dell’economia circolare italiana: oltre il 60-70% delle materie prime utilizzate deriva da carta recuperata. Un blocco degli impianti rischierebbe quindi di avere effetti anche sul sistema del riciclo e sull’intera filiera industriale.