Falsi invalidi, truffa a Catania: 27 indagati tra cui 4 medici

La Procura di Caltagirone smantella un sistema illecito “all inclusive” per ottenere pensioni e benefici INPS, coinvolgendo medici, avvocati e intermediari, almeno 19 casi documentati.

Falsi invalidi, truffa a Catania: 27 indagati tra cui 4 medici

la Procura di Caltagirone ha coordinato una complessa indagine delegata ai Carabinieri, portando all'iscrizione di 27 persone nel registro degli indagati. L'accusa principale è di frode aggravata ai danni dello Stato e degli enti previdenziali (INPS).

Come funzionava il sistema illecito per ottenere pensioni e benefici assistenziali

Un’indagine recente ha smantellato un sofisticato schema illecito, noto come “pacchetto all inclusive”, finalizzato a ottenere indebitamente pensioni di invalidità e altri benefici assistenziali. Il network criminale operava su tre livelli strettamente collegati. Il primo livello, di intermediazione strategica, coinvolgeva un commercialista di 73 anni e un sedicente legale di 46 anni, che coordinavano le procedure e facevano da collegamento tra i richiedenti e il sistema sanitario. Il secondo livello, di corruzione professionale, comprendeva quattro medici specialisti, due neurologi, un fisiatra e uno psichiatra, in servizio presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania. Essi emettevano diagnosi false o aggravate, assicurando il rilascio delle certificazioni necessarie per ottenere i benefici in modo illecito. Infine, il terzo livello, di supporto legale, vedeva un avvocato e diversi consulenti che fornivano assistenza tecnica per superare le commissioni mediche e gestire eventuali ricorsi legali in caso di rigetto delle richieste. Questo sistema ben organizzato mostra come la complicità tra figure professionali possa creare un meccanismo illecito capace di minare l’integrità del sistema assistenziale e sanitario e di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La frode coordinata a danno del sistema sanitario e assistenziale

L’indagine ha smantellato un complesso modello di business illecito, noto come “pacchetto all inclusive”, finalizzato a ottenere indebitamente pensioni di invalidità e altri benefici assistenziali. Il network operava su più livelli, coinvolgendo intermediari, medici e consulenti legali. Il costo del servizio era compreso tra 2.000 e 4.000 euro per ciascun caso di falso invalido. Il modus operandi prevedeva pratiche irregolari, come il rilascio di certificazioni mediche retrodatate o senza visite effettive, e gli intermediari istrivano i richiedenti su come simulare patologie durante le visite collegiali dell’INPS. L’impatto finora documentato riguarda almeno 19 casi di accesso indebito a risorse pubbliche, con un danno erariale ancora in fase di quantificazione. Questo sistema dimostra come la complicità tra professionisti di diversi settori possa compromettere gravemente l’integrità del sistema sanitario e assistenziale, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Rafforzare la trasparenza e la responsabilità nei processi autorizzativi pubblici

L’operazione ha messo in luce una criticità sistemica nella gestione dei processi autorizzativi pubblici, evidenziando la necessità di interventi mirati su più fronti. La compromissione di figure apicali, come i medici di strutture pubbliche, sottolinea l’urgenza di implementare audit interni più rigorosi sulle certificazioni di invalidità, per garantire il rispetto della compliance sanitaria. Il coinvolgimento di professionisti iscritti agli ordini, come avvocati e commercialisti, richiede una riflessione approfondita sulla vigilanza deontologica e sulla responsabilità professionale, al fine di tutelare la reputazione degli ordini e la fiducia dei cittadini. Infine, la sottrazione di fondi pubblici a scapito dei reali aventi diritto evidenzia un rischio concreto sia sul piano sociale sia su quello reputazionale per le istituzioni coinvolte (ASP e INP), rafforzando la necessità di meccanismi più efficaci di tutela delle risorse pubbliche.