Il sistema della formazione nelle micro, piccole e medie imprese italiane mostra segnali di ritardo strutturale. A evidenziarlo è l’ultima ricerca “La formazione nelle MPMI italiane”, realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano e promossa, tra gli altri, da FondItalia, che fotografa un quadro ancora frammentato e poco strutturato.
Secondo i dati emersi dall’indagine, che ha coinvolto 1.100 imprese, il 70% delle MPMI non dispone di un piano formativo aggiornato con regolarità. Un elemento che pesa sulla capacità delle aziende di pianificare lo sviluppo delle competenze interne e di allineare il capitale umano agli obiettivi strategici.
Nonostante ciò, la formazione è ormai riconosciuta come leva centrale per la crescita. Tuttavia, persistono criticità che ostacolano la costruzione di un ecosistema efficace in grado di accompagnare le imprese nei percorsi di aggiornamento professionale.
“Come FondItalia, che ha una base aderente composta in larga maggioranza da PMI e microimprese – afferma il direttore Egidio Sangue – riteniamo essenziale evidenziare come il segmento delle microrealtà, che rappresenta la componente principale del tessuto produttivo nazionale, sia anche quello meno strutturato sul fronte della formazione. Il nostro impegno non può limitarsi al trasferimento di risorse finanziarie, ma deve tradursi in un accompagnamento concreto per costruire una cultura formativa duratura”.
Il divario emerge con chiarezza anche analizzando le diverse dimensioni aziendali. Solo il 17% delle microimprese aggiorna regolarmente il proprio piano formativo, percentuale che sale al 23% tra le piccole imprese e al 37% tra le medie. Un trend che conferma come la capacità organizzativa incida direttamente sulla gestione della formazione.
Altro nodo critico riguarda il finanziamento. Il 90% delle MPMI dichiara di sostenere la formazione esclusivamente con risorse proprie, mentre solo il 15% utilizza i Fondi Paritetici Interprofessionali. Un dato che evidenzia un utilizzo ancora limitato degli strumenti disponibili.
“I dati confermano quanto osserviamo quotidianamente: le imprese più piccole fanno più fatica. È necessario intervenire sulle carenze organizzative e valorizzare il capitale umano, soprattutto per coinvolgere le nuove generazioni”.
La ricerca individua inoltre le principali barriere alla formazione non obbligatoria. Il 65% delle imprese indica nella mancanza di tempo durante l’orario di lavoro l’ostacolo principale. Seguono la carenza di risorse economiche (20%) e l’assenza di una struttura organizzativa dedicata (18%). Solo una MPMI su cinque riesce a formare i propri lavoratori senza incontrare difficoltà.
Sul fronte delle competenze, le aziende segnalano una crescente domanda di capacità manageriali: leadership, imprenditorialità, programmazione e pianificazione. Un fabbisogno che mette in luce un limite normativo rilevante.
“La normativa attuale – conclude Sangue – non consente ai Fondi interprofessionali di finanziare la formazione dei datori di lavoro. Si tratta di un vincolo che impedisce di rafforzare le competenze di chi guida l’impresa e che finisce per ridurre l’efficacia complessiva degli investimenti formativi”.