A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta torna a far discutere con una nuova fase di approfondimenti disposta dalla Procura di Pavia. L’obiettivo è rileggere, con strumenti investigativi più avanzati, parte del materiale raccolto nel corso delle indagini originarie.
Al centro delle verifiche ci sono soprattutto i dati informatici e i contenuti estratti dai dispositivi utilizzati all’epoca, che oggi vengono analizzati secondo criteri tecnici aggiornati. Un lavoro che mira a ricostruire con maggiore precisione eventuali relazioni, contatti o tracce digitali rimaste in secondo piano.
Nel procedimento resta fermo il punto giudiziario principale: la condanna definitiva di Alberto Stasi, ritenuto responsabile dell’omicidio. Le nuove attività non mettono in discussione la sentenza, ma si inseriscono nel quadro degli approfondimenti su elementi già agli atti.
Tra i nomi tornati a essere oggetto di attenzione investigativa figura anche Andrea Sempio, già in passato coinvolto in verifiche poi archiviate. Gli inquirenti stanno riesaminando materiali e risultanze alla luce delle tecnologie oggi disponibili, più efficaci nell’analisi dei dati digitali rispetto al passato.
La riapertura del dossier non segna quindi una svolta giudiziaria, ma una fase di rilettura tecnica dell’intero impianto investigativo. Un approccio che punta a non lasciare zone d’ombra in uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni.