Il Ministero della Giustizia ha chiesto all’Associazione Nazionale Magistrati di rendere noti i finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire No”, impegnato nella campagna referendaria. Una richiesta formale che punta a fare chiarezza sulla provenienza delle risorse economiche e sui rapporti organizzativi tra il Comitato e l’Anm.
Sul piano politico interviene Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, che contesta la tesi dell’autonomia del Comitato rispetto all’associazione delle toghe.
«Sostenere che il Comitato sia autonomo dall’Anm è una barzelletta», afferma Costa. «Lo statuto parla chiaro: all’articolo 2 si prevede l’attuazione delle direttive generali fissate dal Comitato direttivo centrale dell’Anm e la collaborazione con le commissioni istituite dallo stesso organismo».
Il parlamentare richiama anche l’articolo 3 dello statuto: «La sede legale del Comitato è presso l’Anm, nel Palazzo di Giustizia di piazza Cavour a Roma. Inoltre nel direttivo del Comitato siede il presidente dell’Anm e alle riunioni partecipa, sia pure senza diritto di voto, il responsabile della comunicazione dell’Associazione». E aggiunge: «Il segretario generale dell’Anm ha confermato un finanziamento consistente al Comitato. È un elemento che rende ancora più necessario fare piena chiarezza».
Secondo Costa, la questione non è soltanto politica ma anche giuridica: «Qui si pone un tema di apparenza di imparzialità. Se magistrati iscritti all’Anm dovessero trovarsi a giudicare soggetti finanziatori del Comitato, si aprirebbe un problema di opportunità che potrebbe richiedere valutazioni sulle eventuali astensioni».
Nei giorni scorsi il presidente dell’Anm, Parodi, aveva rivendicato l’autonomia del Comitato “Giusto dire No”, sostenendo che si tratta di un organismo distinto dall’Associazione. Con la richiesta del Ministero di rendere pubblici i finanziamenti ricevuti, la vicenda assume ora un rilievo istituzionale e si concentra sul terreno della trasparenza e delle garanzie di imparzialità.