Guerra in Iran, a rischio le rotte dei farmaci salvavita verso il Golfo

Oltre il 20% del traffico cargo mondiale esposto alle interruzioni causate dal conflitto regionale

Guerra in Iran, a rischio le rotte dei farmaci salvavita verso il Golfo

La guerra in Medio Oriente sta iniziando a produrre effetti anche su uno dei settori più delicati della logistica globale: quello dei farmaci salvavita. Il conflitto che coinvolge l’Iran e le tensioni militari diffuse nella regione stanno infatti mettendo sotto pressione le rotte di approvvigionamento verso il Golfo Persico, costringendo le aziende farmaceutiche a riorganizzare in tempi rapidi le proprie catene di distribuzione.

Secondo diversi dirigenti del settore, le difficoltà riguardano in particolare i farmaci che richiedono condizioni di trasporto molto rigide, come i trattamenti oncologici e altri medicinali che devono essere mantenuti costantemente nella cosiddetta “catena del freddo”. La chiusura o la forte limitazione di alcuni snodi logistici, sia aerei sia marittimi, ha reso più complesso garantire la consegna regolare di questi prodotti.

Le operazioni militari e le risposte iraniane nella regione hanno infatti reso impraticabili alcuni dei principali hub di transito utilizzati dalle compagnie logistiche internazionali. In diversi casi sono state interrotte rotte marittime e limitati i collegamenti aerei, creando un effetto domino che coinvolge l’intero sistema di trasporto dei medicinali.

Al momento non si registrano carenze gravi nei Paesi del Golfo, ma gli operatori del settore avvertono che la situazione potrebbe cambiare rapidamente se il conflitto dovesse prolungarsi. Proprio per questo molte aziende farmaceutiche occidentali stanno studiando soluzioni alternative per garantire la continuità delle forniture.

Tra le opzioni in valutazione vi è il ricorso a percorsi terrestri per l’ultimo tratto della distribuzione. Alcune spedizioni, ad esempio, vengono fatte arrivare negli aeroporti di Gedda e Riyadh, in Arabia Saudita, per poi essere trasferite via terra verso le destinazioni finali nel Golfo.

Il problema non riguarda solo i collegamenti diretti con la regione. Come ha spiegato Wouter Dewulf, professore presso l’Antwerp Management School, oltre un quinto del traffico aereo cargo mondiale risulta esposto alle interruzioni che stanno colpendo il Medio Oriente. Ciò significa che eventuali blocchi o rallentamenti possono avere ripercussioni molto più ampie sulla logistica globale.

Un dirigente di una grande azienda farmaceutica, citato da Reuters, ha spiegato che molte società hanno già attivato task force interne per monitorare le spedizioni e dare priorità ai carichi più urgenti, in particolare quelli destinati ai pazienti oncologici. La gestione dei farmaci a temperatura controllata rappresenta uno degli aspetti più critici, perché eventuali ritardi o deviazioni di rotta possono far perdere le coincidenze logistiche previste e compromettere le condizioni di conservazione.

Per affrontare la situazione, le aziende hanno iniziato a mappare tutte le spedizioni già in viaggio o in partenza, valutando quali carichi dirottare su rotte alternative e quali invece riprogrammare. In alcuni casi, secondo fonti del settore citate da Reuters, i voli cargo tra Europa e Asia sono stati deviati dagli hub tradizionali di Dubai o Doha verso aeroporti asiatici come quelli di Singapore o della Cina.

Una riorganizzazione logistica che, per ora, consente di mantenere operativo il sistema di approvvigionamento, ma che resta fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto e dalla stabilità delle rotte commerciali nel Medio Oriente.