Le autorità di sicurezza della provincia sud-occidentale del Khuzestan hanno annunciato il fermo di 138 individui accusati di avere legami operativi con reti di intelligence riconducibili a Stati Uniti e Israele. L’operazione, descritta come una vasta azione di contrasto alla sovversione interna, si è conclusa nelle ultime 72 ore al termine di una complessa attività d'indagine.
Secondo quanto riportato dalla testata The Cradle, gli arresti sono il risultato di una serie di operazioni coordinate tra l'Organizzazione di Intelligence della Polizia locale e le altre forze dell’ordine della provincia. Le autorità iraniane hanno riferito che i soggetti detenuti sarebbero stati "influenzati o direttamente affiliati" a iniziative di destabilizzazione promosse da Washington e Tel Aviv.
Le accuse: spionaggio e contatti con media ostili
Il dossier tecnico elaborato dagli inquirenti evidenzia come i sospettati avessero pianificato attività volte a minare la sicurezza nazionale. Nello specifico, l'accusa sostiene che gli arrestati fossero in contatto diretto con testate giornalistiche considerate ostili da Teheran, tra cui Iran International e Manoto.
Le indagini avrebbero accertato che gli indagati raccoglievano e trasmettevano materiale sensibile, inclusi foto e video di siti militari e infrastrutture di sicurezza strategiche, verso canali di comunicazione esteri.
Il contesto regionale
Il comando di polizia del Khuzestan ha sottolineato che l'operazione si è resa necessaria per smantellare quelle che definisce "cellule sovversive" operanti nel territorio provinciale. In una nota ufficiale, le autorità hanno inoltre ribadito l'appello alla vigilanza pubblica, esortando la cittadinanza a segnalare qualsiasi movimento o attività sospetta.
L'ondata di arresti giunge in una fase di estrema tensione geopolitica, con un'intensificazione degli sforzi di intelligence iraniana volti a neutralizzare presunte reti di infiltrazione interna, in risposta all'escalation dei rapporti con gli Stati Uniti e Israele.