Iran, la profezia: “Il regime ha le ore contate”. L'analisi

Il regime iraniano è fragile per crisi economica, corruzione e divisioni interne. I Pasdaran controllano economia e politica, mentre Reza Pahlavi potrebbe guidare una transizione democratica. L’aiuto esterno, soft power e pressione digitale sono fondamentali senza intervento militare.

Iran, la profezia: “Il regime ha le ore contate”. L'analisi
Photo by mdreza jalali / Unsplash

Secondo l’analista Abbas Milani, per la prima volta dal 1979, ci sono tutti i parametri strutturali che potrebbero portare a un crollo del regime. La crisi fiscale ed economica ha messo lo Stato in una condizione di quasi bancarotta, con un’incapacità crescente di garantire anche i servizi di base ai cittadini. Al contempo, le élite interne mostrano profonde fratture, tra controversie sulla successione di Khamenei, oggi 86enne, e una corruzione endemica che mina ulteriormente la coesione del potere. Sul fronte dell’opposizione, emerge una coalizione diversificata che unisce attivisti interni, come Narges Mohammadi, alla diaspora iraniana, rafforzando una resistenza che si esprime anche sul piano narrativo: la legittimità ideologica del regime appare sempre più compromessa e il controllo della paura collettiva si indebolisce. Infine, il contesto internazionale contribuisce a questa pressione: l’isolamento regionale dell’Iran è accentuato dai conflitti con Israele e dalla caduta di alleati chiave come Assad e Hezbollah, mentre gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno aumentato le sanzioni e la pressione politica. Questa analisi è stata riportata dall’AGI, Agenzia Giornalistica Italia, sottolineando come i fattori interni ed esterni convergano in una fase particolarmente delicata per il regime iraniano.

Il ruolo decisivo dei Pasdaran nella sopravvivenza del regime

Il futuro della Repubblica Islamica sembra dipendere in larga misura dai Pasdaran, o IRGC, spesso descritti come un vero e proprio "Juggernaut economico". Con il controllo di circa il 42-50% dell’economia nazionale, i Guardiani non sono soltanto una forza militare, ma anche un attore economico centrale, i cui interessi patrimoniali influenzano direttamente le scelte politiche.
Si sta profilando un punto di svolta cruciale: i generali dei Pasdaran dovranno decidere se continuare a sostenere un regime che appare sempre più fragile, difendendo un "cadavere politico" come Khamenei, o se negoziare una transizione per proteggere i propri immensi patrimoni miliardari. La loro scelta potrebbe determinare non solo la sopravvivenza del regime, ma anche l’intera traiettoria futura dell’Iran.

Reza Pahlavi: il possibile facilitatore di una transizione democratica

Secondo Milani, il principe Reza Pahlavi potrebbe rappresentare la figura chiave per guidare una possibile transizione democratica in Iran. Il suo capitale politico deriva dal fatto di essere percepito come l’unico leader in grado di orientare il Paese verso una società meno ideologica e più matura, capace di conciliare cambiamento e stabilità.
Tuttavia, una transizione efficace richiederà compromessi delicati. Pahlavi dovrebbe negoziare con le forze armate e con i Pasdaran, garantendo la consegna pacifica del potere in cambio di salvaguardie che tutelino la stabilità nazionale e gli interessi degli attori militari ed economici del Paese. La sua capacità di mediazione potrebbe quindi determinare il successo o il fallimento di un passaggio ordinato verso un nuovo modello politico.

L’importanza dell’aiuto esterno senza intervento militare

L’aiuto esterno è considerato vitale per sostenere una possibile transizione in Iran, ma deve escludere qualsiasi forma di intervento militare diretto. Tra gli strumenti suggeriti vi sono il soft power e le sanzioni, come il congelamento degli asset, l’espulsione dalle organizzazioni internazionali, dall’ONU alla FIFA, e la chiusura delle ambasciate, misure mirate a isolare politicamente ed economicamente il regime senza ricorrere alla forza.

Fondamentale è anche la cortina di ferro digitale: viene lanciato un appello alla Silicon Valley affinché fornisca accesso a internet satellitare e strumenti capaci di aggirare la censura, permettendo agli attivisti e alla popolazione di comunicare liberamente e coordinare la resistenza.

Infine, la diplomazia americana viene valutata positivamente, in particolare la decisione dell’amministrazione Trump di interrompere i negoziati, considerata come la sospensione di un “ossigeno” per un sistema morente. Questo approccio evidenzia come la pressione esterna possa sostenere una transizione democratica senza provocare ulteriori violenze o destabilizzazione militare.