Istat: meno disoccupati e più occupati, ma il mercato del lavoro resta fragile

Occupati in aumento (+80mila) e disoccupazione in calo, ma giovani e inattivi restano un nodo per il mercato del lavoro

Istat: meno disoccupati e più occupati, ma il mercato del lavoro resta fragile

A gennaio 2026 il mercato del lavoro italiano mostra segnali positivi, ma il quadro resta più complesso di quanto suggeriscano le sole cifre headline. Secondo le stime provvisorie diffuse da ISTAT, l’occupazione è aumentata dello 0,3% rispetto a dicembre, pari a +80mila persone, mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,1%.

Chi guadagna e chi perde

La crescita dell’occupazione coinvolge principalmente gli uomini, sia dipendenti che autonomi, e riguarda quasi tutte le fasce d’età, ad eccezione dei giovani tra 15 e 24 anni, che registrano invece un calo. Per le donne, l’occupazione risulta sostanzialmente stabile. Il tasso di occupazione complessivo sale al 62,6%.

Su base annua, l’occupazione aumenta di 70mila unità: a crescere sono soprattutto i dipendenti permanenti (+71mila) e gli autonomi (+195mila), mentre diminuiscono i contratti a termine (-196mila).

Non solo buone notizie

Accanto ai segnali positivi emergono però elementi che invitano alla cautela. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano di 35mila unità, con un tasso che sale al 33,9%. Questo significa che alcune persone non cercano più lavoro, per scoraggiamento o formazione, e dunque il calo della disoccupazione non racconta tutto sullo stato reale del mercato del lavoro.

Nodo giovani e qualità del lavoro

L’occupazione diminuisce tra i giovani (15-24 anni) e cresce soprattutto tra gli over 50, riflettendo l’invecchiamento della forza lavoro e l’allungamento della vita lavorativa. Questo indica che l’ingresso stabile dei giovani rimane un problema aperto.

La crescita su base annua attenua però la narrativa di un mercato trainato esclusivamente dal lavoro precario, anche se per capire la qualità complessiva degli impieghi serviranno analisi più approfondite su salari e part-time involontario.

Il quadro d’insieme

I numeri di gennaio indicano dunque un mercato del lavoro in miglioramento, ma non privo di fragilità strutturali. Il tasso di occupazione italiano, pur in crescita, resta sotto quello di molte economie europee, e l’aumento degli inattivi invita a non leggere i dati in modo troppo trionfalistico.

La fotografia più corretta sta nel mezzo: l’occupazione cresce davvero, ma le criticità, soprattutto per giovani, partecipazione al lavoro e qualità degli impieghi, restano nodi aperti dell’economia italiana.