È approdato al Senato un nuovo disegno di legge destinato a riaccendere il dibattito politico e giuridico sul tema del velo islamico integrale in Italia. Il provvedimento, presentato dai senatori della Lega Gian Marco Centinaio e Massimiliano Romeo, interviene sulla normativa vigente in materia di occultamento del volto nei luoghi pubblici e introduce un nuovo reato per chi costringe una donna a coprirsi il viso.
Il testo, composto da quattro articoli, modifica la legge 22 maggio 1975 n. 152, nota come “legge Reale”, che all’articolo 5 vieta di circolare in luoghi pubblici con il volto coperto “senza giustificato motivo”. Secondo i promotori del disegno di legge, la formulazione attuale avrebbe nel tempo lasciato margini interpretativi ampi, consentendo in alcuni casi di ricondurre anche motivazioni religiose tra le possibili giustificazioni.
Il ddl interviene quindi sull’interpretazione della clausola del “giustificato motivo”, chiarendo che l’occultamento del volto tramite indumenti che impediscono l’identificazione della persona, come burqa o niqab, non costituisce una giustificazione negli spazi pubblici e nei luoghi aperti al pubblico.
L’obiettivo dichiarato dai promotori è garantire la possibilità di identificare le persone negli spazi pubblici e rafforzare i principi di sicurezza e di convivenza civile, intervenendo su una norma già esistente nell’ordinamento italiano.
Parallelamente il provvedimento introduce il reato di costrizione all’occultamento del volto. La norma prevede sanzioni penali per chi impone a una donna di coprirsi il viso mediante violenza, minaccia o abuso di autorità. In questi casi sono previste pene fino a tre anni di reclusione e sanzioni economiche fino a 30.000 euro.
Secondo i promotori della proposta, la misura è finalizzata a contrastare situazioni di imposizione e a tutelare la dignità e l’autonomia delle donne, senza incidere sulla libertà religiosa in senso generale.
Il disegno di legge è stato depositato al Senato il 7 marzo 2026 e dovrà ora iniziare il proprio iter parlamentare, con l’esame nelle commissioni competenti prima dell’eventuale approvazione in aula.