La vicenda che riguarda il filosofo Leonardo Caffo nasce da un procedimento giudiziario legato a fatti avvenuti negli anni scorsi e denunciati dalla sua ex compagna. Dopo l’esito della vicenda processuale, la NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, dove il Professor Caffo insegnava, ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro richiamando il proprio codice etico. Una scelta che ha riacceso il dibattito pubblico sul rapporto tra giustizia, reputazione e mondo accademico. In questa intervista il filosofo risponde punto per punto alle critiche e annuncia le sue prossime mosse.
Dopo la condanna e il licenziamento, qual è la prima cosa che vuole chiarire pubblicamente?
«La prima cosa è che non c’è nessuna correlazione. La vicenda giudiziaria si è chiusa in modo totalmente pulito rispetto alla possibilità, alla garanzia di andare a lavorare. Io ho avuto un concordato di pena sospesa in appello per un pezzo, un’assoluzione per l’altro. Il problema è che la notizia non è quella, perché sennò si parla sempre di cose inutili in questo paese. La notizia è che un’università anche abbastanza prestigiosa possa licenziare un suo professore a tempo indeterminato per una presunta violazione del codice etico, stante il fatto che la legge non consentirebbe questo licenziamento."
Oggi si sente colpevole o vittima di una condanna mediatica?
"No, non mi sento vittima. Mi sento addosso la follia di un sistema come quello educativo e della ricerca che dovrebbero essere slegati da sistemi mediatici come quello dei social o di altre cose che ne diventano vittime. Quindi invece che rispettare i tribunali, la Repubblica e le loro leggi, perché i tribunali hanno detto che potevo serenamente tornare a lavorare, inseguono il rumore dei social. Questo depotenzia completamente il valore di questi luoghi e l’università diventa Instagram."
Quindi esiste una cancel culture anche nell’università?
"Non so se esiste o non esiste, perché io non lo posso dire. Quello che posso dire è che manca la capacità di pluralità di voci, dibattito, differenza. C’è sicuramente un ritorno del fascismo, ma dall’altro lato però diventa una specie di Gestapo moralistica: si va a cercare tutto ciò che potrebbe non essere allineato con una specie di morale comune."
Secondo lei l’università ha dato un esempio sbagliato agli studenti?
"Certo, ma quello è evidente. Ha dato un esempio sbagliato a tutti. L’esempio è che innanzitutto c’è l’idea sbagliatissima che contraddice la Costituzione: che chi sbaglia e ha risolto i propri errori non possa continuare ad andare avanti. Questo è un errore enorme da un punto di vista educativo, oltre che anche da un punto di vista cristiano."
Molti sostengono che lei non sia compatibile con l’insegnamento. Cosa risponde?
"Io sono un bravo professore. E la Costituzione mi ritiene perfettamente compatibile con l’insegnamento. Per quanto riguarda invece le persone che nelle istituzioni hanno deciso questa cosa, non c’è nessun bisogno di essere io a dover spiegare che sono competente: se ne parlerà nelle sedi competenti."
Farete ricorso?
"Certo. Avvieremo procedure lunedì con i legali. E lo vincerò pure mi auguro, l’Italia non è la Cuba castrista."