Fa piacere sapere che Italia e Grecia collaborino al contrasto del traffico di reperti archeologici. Un’équipe congiunta italo-ellenica, infatti, sta portando avanti un lavoro su una cospicua serie di frammenti archeologici, provenienti da scavi clandestini, riferibili in larga parte a vasi a figure rosse di produzione attica. Le attività in corso stanno producendo risultati scientifici significativi, utili allo studio e alla ricostruzione dei manufatti.
È bene ricordare che già in epoca moderna le isole Cicladi, tanto per fare un esempio, a causa della loro arte raffinata, diventarono anche il pretesto per decine e decine di scavi illegali che hanno distrutto tutto, nel tentativo di trovare le famose statuette, prodotte appunto dall’antica civiltà cicladica, per venderle poi ai collezionisti sul mercato nero fuori dalla Grecia.
Un danno incredibile poiché per la maggior parte di queste statue, che oggi si trovano nei musei di tutto il mondo, la provenienza rimane ignota. Una catastrofe perché ci mancano informazioni fondamentali che ci aiuterebbero a capire un po’ di più della civiltà cicladica di cui purtroppo sappiamo poco. A tal proposito pochi conoscono le vicende legate all’isola di Keros, isola disabitata da secoli.
Qui i trafficanti di oggetti antichi trovarono idoli cicladici in quantità enorme che sparirono nelle collezioni private all’estero. Quelle statuette erano tutte rotte. Si pensò in un primo momento che fossero stati gli stessi trafficanti a danneggiarle.
Ma invece gli studiosi hanno dimostrato che gli idoli erano così fin dalla preistoria. Si è ipotizzati che gli stessi abitanti delle Cicladi andassero a Keros per distruggere gli idoli di marmo che con tanto amore avevano creato loro stessi.
Perché? Questo rimane un mistero.