Love story: minimalismo fashion Un classico che non perde luce

Minimalismo anni ’90: Carolyn Bassette e le icone che hanno trasformato semplicità in stile senza tempo.

Love story: minimalismo fashion Un classico che non perde luce

Tra le icone di stile più influenti degli anni Novanta c’è Carolyn Bassette, pubblicitaria da Calvin Klein, morta in un incidente aereo nel Luglio 1999 al fianco del marito John F. Kennedy Jr. Il suo stile, in particolare, è tornato alla ribalta grazie a Love Story, serie antologica che a Febbraio 2026 è sbarcata su Disney+. Lo stile della Bassette, minimale e senza fronzoli, caratterizzato da jeans, colori neutri, mocassini e slip dress, che evita accessori, se non per occhiali da sole e Tank Cartier, ha scatenato i trendsetter sui social network tramite l’hashtag #carolynbessettekennedystyle.



Lo stile è così minimale che è difficile da riprodurre vista la tendenza ad arricchire i look tramite gli accessori. Il motto degli anni Novanta è stato Less is more, una filosofia che nella società odierna manca. Si è stanchi delle sovrastrutture e del continuo e martellante influsso di nuove tendenze usa e getta. Si sente il bisogno di pensare di più ai momenti veri, fatti di caffè al bar e chiacchiere, momenti da vivere fuori dall’armadio diventato il sole attorno al quale gira la quotidianità.



D’altro canto chi non ha desiderato di vivere in un’altra epoca come Gil in Midnight in Paris, di Woody Allen. Ma soprattutto chi non avrebbe voluto vivere gli anni Novanta, tra Tarantino che con Pulp Fiction viene consacrato come regista e la nascita dell’amore tra Carolyn Bassette e John F. Kennedy Jr. che ha fatto sognare il mondo intero. Sono ben definiti gli artisti e le icone che hanno codificato con il loro stile il minimalismo, Carolyn Bassette è la prima su tutte ma, insieme a Sharon Stone che in Basic Instinct, vestita di bianco e beige, con linee pulite, chignon ed un trucco leggero e studiato, è lo specchio di un minimalismo seducente ed inarrivabile che domina il decennio.



E’ iconica Uma Thurman in Pulp Fiction, seppur declinata in un mondo pulp (appunto), ampia camicia bianca, pantalone nero capri, ballerina beige ed un caschetto corvino rimasto negli annali della cinematografia. Impossibile, poi, non citare Julia Roberts che sia in Pretty Woman che in Notting Hill, due film ben diversi tra loro, regala a livello di stile, ovviamente, capi caratterizzati da linee delicate e classiche, colori tenui e abiti dal gusto essenziale ed intramontabile.



Tre sono gli stilisti che hanno portato avanti una retorica minimalista fondata sul dialogo di pochi capi, dalle linee essenziali e colori basici, che hanno fatto la storia degli anni Novanta creando un iconico immaginario moderno.
Calvin Klein ha definito lo stile casual americano, tra abiti scivolati, jeans e magliette in cotone delineando un nuovo guardaroba metropolitano.



Miuccia Prada, madre dell’ugly chic, eleva il banale a canone estetico intellettuale e simbolo di femminilità fuori dai canoni classici.
Jil Sander, infine, ha portato davanti al grande pubblico una donna in carriera spogliata di tutte le classiche sovrastrutture viste fino a quel momento.