Luigi Orlotti, il "publisher in cammino" che sfida il mercato. "Niente IA e distribuzione porta a porta: così salvo il libro"

Addio algoritmi: Orlotti editore punta sul contatto umano e "sola carta". Un’editoria che macina chilometri per ritrovare i veri lettori.

Luigi Orlotti, il "publisher in cammino" che sfida il mercato. "Niente IA e distribuzione porta a porta: così salvo il libro"

Luigi Orlotti l'ultima volta che l'ho incrociata eravamo a Roma e lei giungeva da Milano per visitare la Nuvola a dicembre, c'era la fiera della Piccola e media editoria. Sono trascorsi millemila giorni, ora da editor la ritrovo editore. Cosa è accaduto?

“Direi di tutto. In primo luogo il fatto che da quando ho cominciato a lavorare in editoria, parallelamente all'attività di ricerca accademica, ho sempre sentito parlare di 'crisi del libro'. 'Gli italiani non leggono', 'gli italiani non comprano libri', 'il mondo del libro è destinato a sparire', insomma una continua lamentazione che poi corrispondeva a un aumento di pubblicazioni direi ormai fuori controllo. Pensi che nel 2025 sono state oltre 70mila le novità editoriali pubblicate in Italia.



Quando ho cominciato io nel 2000 le novità editoriali erano 53mila. C'è qualcosa che non torna in questa percezione della crisi: leggiamo di meno eppure pubblichiamo di più? Da editor e consulente editoriale mi sono sentito spesso impotente rispetto questa narrazione contraddittoria, così ho fatto una cosa semplice: ho cominciato ad analizzare meglio le dinamiche commerciali del mercato editoriale e ho voluto conoscere di persona tutti coloro che compravano i libri sui quali lavoravo per conto d'altri. Ho scoperto i lettori veri, le persone reali, tantissimi ragazzi. Ho raccontato di questa bellezza ad alcuni amici autori che hanno accettato la sfida: ripartire dalla strada, dalla piazza, porta a porta e che hanno apprezzato il progetto della pubblicazione sola carta.

Se il mondo del libro è in crisi questo accade perché ci dimentichiamo dei lettori che vivono nei piccoli paesi, da Nord a Sud dell'Italia, con logiche della distribuzione solo da grandi centri. E i grandi centri spesso sono distratti da un'offerta culturale bulimica. Mi diceva una storica professoressa del Liceo Berchet di Milano, Attilia Biancheri, morta nel 2024, lei di Ventimiglia e io di Milano: 'Sai perché voi ragazzi di Milano non potete competere per numero di libri letti con i ragazzi della provincia? Perché in provincia non abbiamo niente, abbiamo solo i libri e la nostra immaginazione'. Ci rimanevo malissimo, ma sentivo che aveva ragione. E poi l'avrei scoperto negli anni: i lettori più convinti e disposti a mettersi in cammino per acquistare un libro sono i lettori più motivati. Sono quelli per i quali mi sento di lavorare oggi. Editore in cammino per lettori in cammino.”


Editore nella Magna Grecia significa avere coraggio oppure un supremo sprezzo del pericolo, l'editoria non gode di buona salute. Può raccontare i suoi piani editoriali?

“Dire Magna Grecia vuol dire Mediterraneo e nella cultura del Mediterraneo c'è l'umanità intera. Quando qualcuno mi chiede 'di dove sono' faccio sempre fatica a rispondere, perché non c'è una risposta univoca: sono nato a Milano, ma le mie origini sono pestane così come dell'interno del Parco del Cilento, e poi di Lisbona, di Palermo, di Parigi, di Tirana, di Olivone tutti luoghi dove ho vissuto e vivo e dove ho stabilito legami affettivi importanti, dove quando arrivo mi sento a casa. Allo stesso modo la Casa editrice è di Giungano-Paestum, ma è viva e opera in ogni paese o città dove c'è amicizia e promozione dei nostri libri e degli eventi collegati ad essi.

I nostri piani editoriali quindi sono pensati all'utile dell'umanità in questo tempo e per i prossimi decenni, sono rivolti a creare comunità dalla conoscenza di persone privilegiate (gli autori) che hanno avuto modo di vivere e sperimentare quello di cui ci scrivono. Abbiamo pubblicato due romanzi strepitosi di Irma Cantoni (sulla violenza di genere) e Dario Galimberti (sulla vita di Francesco Borromini) e poi un memoir sulla bellezza della cooperazione che trasforma il deserto più pietroso in un'oasi di felicità con Lorenza Perale e i ricordi della sua Mandera Boys Town e due saggi di Ronny Bianchi (che ci svela gli inganni dell'economia per riscoprire la forza della democrazia) e Fabio Ghigi (sul cambio di prospettiva per la propria salute).



Pubblichiamo poco, vogliamo pubblicare pochissimo, quello che davvero può essere utile per i nostri preziosi lettori. Così quest'anno avremo un libro di Salvatore Giannella dal titolo Al di là del bere e del mare, dedicato al mondo del vino, un epistolario monumentale di Mario Untersteiner e Linda Candia che ci racconta della vita di due grandi studiosi del mondo classico a cura di Cesare Badini e del suo gruppo di ricerca del Liceo Berchet, e l'Opera omnia di Gianni Rescigno, poeta indimenticato di Santa Maria di Castellabate, con la prefazione di Francesco D'Episcopo. E poi altri libri in cantiere sulla cura dei bambini, sulla storia, sull'escursionismo.”

I libri che produce sono esteticamente molto curati e decisamente belli. In giro si vedono volumi di una bruttezza unica, alcuni si notano per copertine con accostamenti cromatici folli e testi con caratteri illeggibili...

“La ringrazio di questo suo giudizio, che condivido e trasmetto alla nostra art director Cristina Viganò e a tutti gli illustratori che ha coinvolto per le copertine realizzate fino a oggi: Andrea Ucini, Giulia Neri e Andrea Mongia. Non guardo mai quello che fanno gli altri. Dario Galimberti mi ha insegnato un detto di Borromini che faccio mio e che ripeto continuamente ai miei figli: 'Chi segue altri non gli va mai inanzi'. Lo ripeto nel bene e nel male, tanto è più vero il motto proprio nelle questioni estetiche e di gusto. Poi sa un elemento cruciale di tutta la nostra produzione è il fattore umano. Non ci facciamo contaminare dall'uso di IA perché sappiamo che nessun sistema di IA ci darà mai soldi per comprare i nostri libri. Quindi? Perché appoggiarsi a sistemi che minano alle fondamenta la fiducia della cooperazione umana, di cui la lettura e il libro sono preziosi strumenti?”



Per quanto riguarda la distribuzione e la penetrazione negli scaffali (e nelle vetrine!) delle librerie, tema spinoso, quale rotta ha imboccato?

“Come le dicevo prima, sono un editore di strada, in strada, sulla strada. Non abbiamo distribuzione salvo le suole delle nostre scarpe da corsa, due automobili, un rimorchio e siamo in procinto di dotarci di biciclette per i lunghi viaggi con rimorchio al seguito. Abbiamo un magazzino per lo stoccaggio delle nostre copie e poi oltre settanta librai amici che vendono ed espongono i nostri libri. E ci tengono ad esporli perché applichiamo degli sconti molto forti proprio come incentivo alla vendita.



Guadagnare tutti per rendere la filiera solida e sostenibile. Nonostante tutte le azioni di disturbo online (nostri libri venduti spesso a prezzi maggiorati per l'irreperibilità degli store online, ma io dico cercate i nostri librai di fiducia o quegli store online fiduciari che vendono i nostri libri in modo corretto) pensi che in cinque mesi abbiamo quasi esaurito la tiratura di 1000 copie del libro Le volte celesti di Dario Galimberti e fra pochi giorni annunceremo la ristampa. Pensi: 1000 persone che si sono messe in cammino o per le quali noi ci siamo messi in cammino per scoprire questa fantastica avventura romanzata che è la vita di Francesco Borromini.

A Roma il 15 aprile alle ore 16.30 presso la Sala Alessandrina di Sant'Ivo alla Sapienza presenteremo il romanzo con il direttore generale dell'Archivio di Stato di Roma, Riccardo Gandolfi, e il professor Claudio Strinati, con letture di brani di Edoardo Raiola, un sogno: presentare Borromini a casa del Borromini.”


Secondo lei c'è ancora spazio per riuscire a far sfogliare un libro a chi è nato dopo il 2000, il libro rischia di diventare un oggetto da museo oppure c'è ancora qualche strategia che può essere messa in campo?

“I miei figli leggono libri di carta, sono nati molto dopo il 2000, e lo fanno non a causa del padre o della madre, ma grazie ad amici, buone compagnie, persone fuori dalla famiglia che loro hanno eletto come esempi. Certo non hanno il cellulare e fino a dopo i 18 anni non ne vedranno neppure l'ombra. Come loro ci sono amici che hanno figli che leggono, non fricchettoni, ma persone che hanno deciso di non delegare la formazione dei propri figli al cellulare. Io non mi chiederei tanto se il libro avrà un futuro, ma se i cellulari avranno un futuro. La sfida epocale penso risieda proprio in questo: capire quale oggetto assicuri la migliore sopravvivenza alla specie umana. Del resto la 'Gazzetta di Mantova' è nata nel 1664 e ancora pubblica e viene eletta, la Nokia solo nel 1865!”