Maschere da maiale e nomi sul corpo: le Femen irrompono al Louvre contro lo scandalo Epstein

Femen protestano a seno nudo davanti al Louvre: maschere da maiale e nomi dei potenti sul corpo contro l’impunità nello scandalo Epstein

Maschere da maiale e nomi sul corpo: le Femen irrompono al Louvre contro lo scandalo Epstein

Turisti con il telefono in mano, guardie del museo spiazzate e, davanti alla piramide di vetro del Museo del Louvre, una scena impossibile da ignorare. Domenica 8 marzo, nel cuore di Parigi, le attiviste del movimento femminista Femen hanno trasformato l’ingresso del museo più visitato del mondo in un palcoscenico di protesta contro lo scandalo legato al finanziere americano Jeffrey Epstein.

A seno nudo, con maschere da maiale e camicie da colletti bianchi, circa venticinque attiviste hanno inscenato una parata volutamente provocatoria. Sui loro corpi non c’erano soltanto slogan: erano dipinti i nomi di personaggi pubblici citati nei documenti e nelle inchieste legate al caso Epstein, trasformando la protesta in una denuncia diretta contro quella che definiscono la rete di potere che per anni avrebbe protetto il finanziere.

La performance, descritta dal movimento come una satira grottesca delle élite, rappresentava simbolicamente la “team Epstein”: politici, uomini d’affari, celebrità e figure influenti che, secondo le attiviste, avrebbero beneficiato di una cultura dell’impunità.

Nel comunicato diffuso sui social, Femen accusa apertamente il sistema di aver permesso allo scandalo di svanire senza le conseguenze promesse. Nonostante risarcimenti economici alle vittime, cause civili e commissioni d’inchiesta, sostengono le attiviste, l’onda d’urto annunciata dopo la pubblicazione di milioni di documenti sul caso non si sarebbe mai realmente verificata.

Secondo il movimento, il caso Epstein non è la storia di un mostro isolato ma il prodotto di un sistema di potere che avrebbe consentito al finanziere di operare per decenni grazie alle sue relazioni con ambienti politici, economici e mondani.

Le attiviste ricordano anche la morte di Epstein, avvenuta il 10 agosto 2019 in un carcere di New York, evento che ha segnato uno dei passaggi più controversi della vicenda e che, a loro giudizio, ha contribuito a lasciare molte domande senza risposta.

Con la protesta davanti al Louvre, Femen ha voluto rilanciare il messaggio che la mobilitazione contro la violenza sessuale e l’impunità delle élite non è finita. Nel loro comunicato collegano infatti l’azione alla mobilitazione globale nata con il movimento MeToo, sostenendo che la battaglia per la responsabilità dei potenti e per la giustizia delle vittime è tutt’altro che chiusa.

Secondo le attiviste, se lo scandalo Epstein ha mostrato qualcosa, è quanto sia difficile portare davvero alla sbarra chi appartiene ai piani più alti del potere. Ed è proprio per questo, sostengono, che la protesta continua.