La crisi militare tra Iran, Israele e Stati Uniti sta provocando effetti immediati sul traffico aereo globale. Nelle ultime ore diversi Paesi del Medio Oriente hanno limitato o chiuso lo spazio aereo, costringendo le compagnie a cancellare o deviare numerosi voli internazionali.
Il motivo è principalmente geografico. I corridoi aerei che attraversano Golfo Persico, Iran, Iraq e parte della Penisola Arabica rappresentano uno degli snodi più importanti del traffico mondiale. Una quota enorme dei voli che collegano Europa, Asia e Oceania passa proprio sopra queste aree.
Quando scoppia una crisi militare, gli enti dell’aviazione civile e le compagnie evitano immediatamente le zone considerate a rischio. Missili, sistemi di difesa aerea, droni militari e operazioni militari rendono infatti pericoloso il sorvolo per gli aerei civili.
Il problema è che evitare quella rotta non è semplice. Gli hub del Golfo (Dubai, Doha e Abu Dhabi) sono tra i più grandi aeroporti di transito del pianeta. Migliaia di passeggeri fanno scalo lì per proseguire verso Asia, Australia o Africa. Se quello snodo si blocca, l’effetto domino è immediato su tutto il traffico globale.
Le compagnie stanno cercando rotte alternative passando più a nord, sopra il Caucaso e l’Asia centrale, oppure più a sud sull’Arabia Saudita e l’Oceano Indiano. Ma questi percorsi allungano i tempi di volo, aumentano i costi e riducono il numero di collegamenti possibili, motivo per cui molti voli vengono direttamente cancellati.
La situazione resta in evoluzione e dipenderà dall’andamento della crisi militare. Se le tensioni dovessero aumentare, le restrizioni allo spazio aereo potrebbero ampliarsi ulteriormente, con nuovi disagi per il traffico internazionale.