A Livigno il conto alla rovescia verso Milano-Cortina 2026 non è soltanto entusiasmo e attesa. Accanto alla vetrina internazionale e alle prospettive di rilancio, cresce un confronto serrato su quale sarà l’impatto reale dei Giochi nel medio e lungo periodo.
Il nodo principale, per una parte della comunità, riguarda la struttura economica del territorio. Savio Peri, attivista contrario alle Olimpiadi, lo dice senza mezzi termini: «Qui a Livigno abbiamo più di mille persone che tutti i giorni vanno a lavorare in Svizzera. D’estate quasi tutti, d’inverno un po’ meno. Penso che il 50% lavori negli alberghi e nella ristorazione».
Un flusso consolidato verso il mercato elvetico, attratto da stipendi più alti, che secondo Peri ridimensiona le aspettative legate all’indotto olimpico. «Molti si stanno trasferendo verso il Tiranese, comprano casa con pochi soldi e poi vanno in Svizzera a lavorare, dove guadagnano di più. Ognuno fa i propri interessi, giustamente. Ma allora mi chiedo che impatto strutturale possano avere le Olimpiadi».
Il tema si intreccia con quello delle opere realizzate in vista del 2026. «Hanno fatto un mega parcheggio a Tolo, sotto Bormio. Hanno fatto un ponte, opere importanti. Ma dopo le Olimpiadi cosa facciamo?», domanda Peri, cittadino di Livigno da anni contestatore e attivista, mettendo in discussione anche la retorica sulla sostenibilità: «Si parla sempre di ecologia e ambiente, ma poi si fanno interventi pesanti sul territorio».
Il riferimento corre inevitabilmente all’esperienza di Torino 2006. «Mi chiedo cosa abbia portato davvero il futuro dopo le Olimpiadi di Torino. Mi hanno detto che la città è migliorata, ma fuori dal centro la situazione è diversa», osserva, sollevando il dubbio che i benefici possano concentrarsi solo in alcune aree.
Di segno opposto la posizione delle istituzioni locali. Luca Moretti, presidente di “Livigno Next”, difende l’impostazione del progetto olimpico, soprattutto sul piano della mobilità e dell’impatto ambientale. «Dal punto di vista ambientale abbiamo cercato di rendere la destinazione fruibile senza auto. Vorremmo che le macchine vengano lasciate nei parcheggi che si stanno creando: 2.500 posti auto sotto terra è il nostro obiettivo, così anche l’impatto visivo sparirà».
L’idea è concentrare i parcheggi nelle aree di accesso alla località e incentivare una mobilità interna basata sul trasporto pubblico e sul collegamento tra i versanti. «Grazie al miglioramento del trasporto pubblico e al collegamento dei versanti, stimiamo una riduzione dell’uso dell’auto privata fino al 28%», spiega Moretti.
Sul fronte ambientale, il presidente riconosce che gli interventi hanno comportato modifiche al territorio montano: «L’impatto ambientale c’è stato. Abbiamo dovuto intervenire sulla montagna con operazioni di movimento terra, ma verrà tutto ripristinato e rimesso a verde. Nei prossimi due anni non ci accorgeremo di nulla e vedremo i benefici». E aggiunge: «Abbiamo sacrificato qualcosa, ma molto meno di quanto sarebbe accaduto in altri contesti. L’Olimpiade ha posto grande attenzione su questo aspetto».
Il confronto resta aperto. Da una parte chi teme un effetto temporaneo legato all’evento, dall’altra chi vede nel 2026 un’occasione per ripensare infrastrutture e mobilità in chiave più sostenibile. La risposta definitiva arriverà soltanto dopo lo spegnimento del braciere olimpico, quando si misurerà se le opere e gli investimenti avranno davvero prodotto un’eredità duratura per Livigno e per l’intero arco alpino coinvolto.