Ecco a voi la Classicissima per antonomasia, la corsa che più di tutte è alla portata di chiunque e proprio per questo la più difficile da vincere. Percorso lunghissimo, sfiora i 300 km, con l’asperità del Passo del Turchino all’incirca a metà strada, scalato però dal versante più pedalabile, e poi un tuffo verticale verso il mare che in Liguria significa Via Aurelia.
Tre capi in successione, Mele, Cervo e Berta, e dopo l’attraversamento di Imperia la Cipressa, inserita dal patron di allora, il mitico Vincenzo Torriani, nel 1982 per evitare volate troppo affollate e vincitori di secondo rango (peraltro evento rarissimo). Dopo, tornati per un breve tratto sull’Aurelia, usciti da Arma di Taggia, un fastidioso falsopiano in salita, spesso da affrontare controvento, porta alla secca svolta a destra per il Poggio, ultimo dente spesso decisivo, prima della discesa che si reimmette sull’Aurelia (in quel tratto chiamata Corso Cavallotti), già dentro la città di Sanremo, con un ultimo chilometro con due curve secche e una semicurva dietro la fontana (e nei pressi del celeberrimo Teatro Ariston) che immette su Via Roma, largo rettilineo in leggerissima ascesa.
Niente muri con pendenze in doppia cifra, niente pavé, niente rotaie da traversare (famose quelle di Ostenda sul vecchio percorso della Gand-Wevelgem), nessun imbuto, eppure ambita come poche altre e difficilissima da interpretare sia individualmente che di squadra.
Per confermare l’incertezza dei risultati vorrei tornare proprio al 1982 che, come ricordato poc’anzi, è l’anno dell’introduzione della cosiddetta salita di Cipressa (in realtà la salita sarebbe di Costarainera, il comune di Cipressa viene attraversato in discesa). Gli anni precedenti, a dire il vero, di volate a ranghi compatti ce n’erano state appena un paio, ma la scelta di indurire la corsa era da anni in discussione e se ne parlava già nel periodo di dominio di Merckx, che trovò nel Poggio il suo trampolino ideale per le sue sette (record) vittorie.
Si parlava del Testico ma fu considerato troppo lontano, della Pompeiana ma si concluse fosse troppo vicina; alla fine spuntò questa Cipressa che si raggiunge lasciando l’Aurelia appena oltre San Lorenzo al Mare, passando appunto per Costarainera. C’era molta attesa perché Moser e Saronni, i nostri due leader, e anche Baronchelli, Battaglin, Beccia e Contini, in modo pressoché unanime si erano espressi favorevolmente, auspicando che il nuovo colle avrebbe sicuramente indurito le gambe ai cacciatori di classiche, fiamminghi e olandesi in primis.
Proprio Saronni, che aveva colto tre piazze d’onore in Via Roma in altrettanti sprint dopo aver mostrato superiorità durante le corse, sembrava in odor di vittoria, forte di una condizione strepitosa. Invece, alla periferia sud di Milano, se ne vanno alla chetichella sei corridori e dopo qualche chilometro altri sette. Il gruppo lascia fare e quando i due gruppi si fondono il vantaggio è già di un paio di minuti.
Complice il freddo pungente, la grandine e il nevischio, i 13 sul Turchino hanno un quarto d’ora di vantaggio e dietro iniziano le rese, clamorosa quella di Saronni che tira i freni come Battaglin, Beccia e Baronchelli. Il gruppo, con le squadre decimate e sfilacciate, tarda ad organizzare un inseguimento e verso i capi sono Contini e Prim dello squadrone Bianchi, coadiuvati da Moser e un giovanissimo Argentin, che lasciano il gruppo per tentare in prima persona l’inseguimento.
Si arriva alla famosa Cipressa e qui Bortolotto, ottimo scalatore dell’epoca, Bondue, campione del mondo dell’inseguimento, e Gomez, neoprofessionista francese non più giovanissimo segnalato come buon passista, staccano i compagni d’avventura, ma ben presto il terzetto si riduce a due, complice l’allergia del buon Bortolotto per le discese.
Il gruppetto degli inseguitori raccoglie qualche reduce della fuga della prima ora ma non ne trae assolutamente giovamento; giusto il neoprof italiano Delle Case darà qualche cambio, e la corsa arriva al bivio del Poggio già decisa perché Bondue trova in Gomez un ottimo alleato.
I due francesi fanno la salita spesso affiancati dimostrando comunque di avere ancora birra in corpo, ma l’ennesimo colpo di scena è dietro l’angolo e si concretizza proprio subito dopo lo scollinamento, nella curva a sinistra, quando Bondue scivola sull’asfalto bagnato. Si rialza subito, ma Gomez, fiutando il colpaccio, accelera prendendo un centinaio di metri che riesce a mantenere con perizia nella difficile discesa e sorprendentemente nel tratto pianeggiante successivo sull’Aurelia, andandosi a guadagnare la Classicissima e una delle più grandi sorprese della storia del ciclismo.
Tutto questo senza diretta TV, a causa di uno sciopero che ha reso ancora più comici i comunicati nei ridotti organi d’informazione dell’epoca… ha vinto Gomez! Chi? Gomez? Ma chi è? Si saranno sbagliati, non c’è un ciclista con quel nome.
Da quel giorno le Sanremo decise da un’azione sulla Cipressa sono state veramente rare: quella di Bugno nel ’90, quando staccò il siciliano Canzoneri per poi resistere al veemente ritorno di Golz su Corso Cavallotti; i forcing di Colombo e Gontchenkov seguiti in discesa da Coppolillo e Sciandri nel ’96; e ultimo il forcing della UAE per lanciare Pogacar lo scorso anno, poi vanificato dallo sprint imperioso di Van der Poel e dalla resilienza di un superlativo Ganna. Ma il momento più iconico e struggente su quella salita resta senza dubbio l’azione del mai abbastanza compianto Marco Pantani nel ’99.
Sabato la Cipressa potrebbe essere nuovamente il terreno di un’azione decisiva del favoloso Tadej e dell’altrettanto maestoso Mathieu, ma chissà se fra loro due possa inserirsi nuovamente il nostro Ganna, magari con più fortuna?
E se dopo tanti anni si dovesse arrivare nuovamente allo sprint?