Miracolo Albanese: rende simpatica la Francia all’Italia e ricompatta il centrodestra

Parigi chiede le dimissioni e Roma si allinea compatta, mentre spacca parzialmente la sinistra

Miracolo Albanese: rende simpatica la Francia all’Italia e ricompatta il centrodestra

La decisione della Francia di chiedere formalmente, il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, le dimissioni di Francesca Albanese dalla carica di relatrice speciale per i Territori palestinesi ha innescato in Italia un raro allineamento politico. Quasi tutto il centrodestra, settori del centro e le comunità ebraiche italiane si sono schierati a sostegno dell’iniziativa di Parigi, mentre a sinistra si sono levate difese accese e accuse al governo Macron di voler mettere a tacere una voce scomoda.

Il casus belli è stato l’intervento di Albanese al forum di Al Jazeera, nel corso del quale ha definito Israele “nemico comune dell’umanità”, parole che il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha bollato come “oltraggiose e riprovevoli”. A rendere ancora più sensibile il contesto c’è il fatto che allo stesso evento era presente Khaled Meshaal, leader politico di Hamas all’estero.

Da quel momento la reazione italiana è stata immediata e convergente. La Lega ha depositato una risoluzione parlamentare per chiedere dimissioni immediate. I deputati leghisti hanno scritto che chi definisce Israele “nemico comune dell’umanità” ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo.

Fratelli d’Italia ha preso posizione con una serie di interventi durissimi. La deputata Sara Kelany ha osservato che stavolta a mettere in discussione Albanese non sono gli Usa di Donald Trump ma la Francia del progressista Macron, aggiungendo che “nonostante faccia una gaffe dopo l’altra, il M5S, il Pd e AVS continuano a portare Albanese in trionfo tra cittadinanze onorarie e convegni nei palazzi delle istituzioni, l’ultimo alla Camera la settimana scorsa”. Secondo Kelany, “un conto è la difesa del popolo palestinese, un altro è propagandare odio fondato sull’antisemitismo”.

Ancora più netta la posizione di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, che ha detto di sottoscrivere simbolicamente la richiesta francese, sostenendo che ad Albanese dovrebbero essere tolte “tutte le cittadinanze onorarie che in questi ultimi anni ha collezionato andando a spargere odio nei confronti di Israele”. Rampelli ha parlato di un “profilo profondamente antisemita” e ha accusato la relatrice di aver “bollato Liliana Segre con ignobili epiteti”.

La senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli ha rincarato la dose sostenendo che Albanese “abusa del suo mandato per propagandare l’antisemitismo e strizzare l’occhio ad Hamas”.

In Forza Italia la linea è stata compatta, pur con un registro più istituzionale. Maurizio Gasparri ha affermato che le dichiarazioni di Albanese sono “faziose e segnate da toni antisemiti” e che minano la credibilità dell’Onu. Roberto Bagnasco ha sottolineato che chi ricopre incarichi nelle Nazioni Unite ha il dovere di mantenere equilibrio e misura delle parole, perché “diverso è il piano quando le parole rischiano di essere percepite come rivolte a uno Stato o a un popolo nel suo complesso”.

Da Noi Moderati sono arrivate prese di posizione analoghe. Mariastella Gelmini ha giudicato Albanese “inadatta a ricoprire il ruolo”, ricordando le sue affermazioni sul 7 ottobre e il suo atteggiamento verso Liliana Segre. Maurizio Lupi ha parlato di “un danno enorme al multilateralismo”, invitando a una riflessione sulla necessità di riformare gli organismi internazionali.

Sul fronte del centro, Ivan Scalfarotto di Italia Viva ha detto che “Francesca Albanese ha superato il limite”, spiegando che definire Israele “nemico comune dell’umanità” significa coinvolgere un intero Stato e un intero popolo in una condanna senza appello. Ha aggiunto che se a chiedere le dimissioni è “lo stesso governo di Parigi che ha riconosciuto lo Stato di Palestina, vuol dire che siamo andati oltre”, collegando il caso alla legge italiana contro l’antisemitismo in discussione al Senato.

Le comunità ebraiche italiane si sono schierate apertamente con Parigi. La presidente dell’Ucei Noemi Di Segni ha detto all’ANSA che “la Albanese con la vicinanza manifestata verso i più alti ranghi di Hamas rappresenta un reale pericolo”, aggiungendo che “il suo modo di parlare e demonizzare mette paura ed è pericoloso”. Anche l’Osservatorio Israele ha salutato favorevolmente la mossa francese, sostenendo che “la credibilità degli organismi Onu si fonda sull’imparzialità”.

Sul versante opposto, Rifondazione Comunista ha difeso Albanese senza ambiguità. Giovanni Barbera ha definito l’iniziativa francese “un attacco indegno all’indipendenza delle Nazioni Unite” e “atto di bullismo politico”, accusando Parigi di voler silenziare la denuncia dei crimini di guerra israeliani.

Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha ribaltato la questione sostenendo che “il problema non è Albanese ma chi ha compiuto il genocidio”, accusando il governo Netanyahu di crimini e parlando di una “opera di rimozione vomitevole e disgustosa”.

A margine del dibattito, il presidente del Senato Ignazio La Russa, dopo aver visto il documentario “We will dance again” sul 7 ottobre, ha dichiarato di essere rimasto sconvolto e ha evitato commenti diretti su Albanese, limitandosi a dire “dopo questo documentario non riesco a commentare nient’altro”.

Nel complesso, la richiesta francese ha prodotto un effetto politico evidente. Ha rafforzato la coesione del centrodestra italiano, ha spinto Italia Viva su posizioni critiche e ha consolidato il sostegno delle comunità ebraiche, mentre ha lasciato la sinistra divisa tra difesa militante e prudenza istituzionale. Il 23 febbraio, quando Parigi porterà formalmente la questione all’Onu, il caso Albanese sarà già diventato non solo una vicenda diplomatica, ma un banco di prova per gli equilibri politici italiani sul Medio Oriente.