Morto per amianto dopo 35 anni di servizio: giustizia per la famiglia del maresciallo Di Vico

Dopo anni di ricorsi, riconosciuti i diritti agli orfani di un militare morto per esposizione prolungata all’amianto in servizio.

Morto per amianto dopo 35 anni di servizio: giustizia per la famiglia del maresciallo Di Vico

Il maresciallo Leopoldo Di Vico, originario di Caserta ma residente con tutta la famiglia a Marcellina (comune della provincia nord-est di Roma), ha prestato servizio nell’Esercito Italiano dal 1978 al 2013 come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni a contatto con componenti contenenti amianto, in ambienti non adeguatamente bonificati. Il militare, che ha svolto attività sia in Italia sia nelle missioni nei Balcani, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia causata dall’esposizione all’amianto e ad altre sostanze nocive durante il servizio.

Orfani di vittima del dovere

I figli per anni hanno atteso che fosse riconosciuto anche a loro quanto spettava come orfani di una vittima del dovere. Nonostante questo riconoscimento, erano stati negati i benefici economici perché, al momento del decesso, avevano già iniziato a lavorare. Una condizione formale che li aveva esclusi dalle tutele previste, costringendo la famiglia a una nuova battaglia giudiziaria.

Risarcimento danni alla vedova e ai figli

In precedenza il Tar aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione per l’insorgenza della patologia tumorale. Successivamente il tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli. Con la decisione della Corte d’Appello, fondata sul principio ribadito dalle Sezioni Unite secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere escluso per il solo fatto che i figli non fossero fiscalmente a carico al momento della morte, si chiude ora il capitolo relativo ai diritti previdenziali degli orfani: un passaggio importante che restituisce dignità e completezza a un riconoscimento rimasto finora parziale.

Tutelare la salute del proprio personale

La sentenza richiama anche un principio fondamentale: l’amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo di tutelare la salute del proprio personale adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi.

“Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere 'a carico' non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.

Accertata l’esposizione prolungata anche su basi e aeroporti militari a Guidonia e Pratica di Mare.

Il Tar del Lazio ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento dei danni in favore del maresciallo dell’Aeronautica Militare Nicola Panei, riconoscendo la responsabilità dell’amministrazione per l’esposizione prolungata e non protetta all’amianto durante il servizio. Il tribunale ha accertato che l’amianto era utilizzato in modo diffuso non solo sugli aeromobili, ma anche nelle infrastrutture e negli aeroporti militari, determinando gravi conseguenze sulla salute del militare.

Secondo la decisione, l’uomo, in servizio nell’Aeronautica Militare per 27 anni, è stato esposto continuativamente a fibre di amianto senza che fossero adottate adeguate misure di prevenzione e protezione, accertando la violazione dell’obbligo di tutela della salute del lavoratore da parte del Ministero della Difesa. L’esposizione è avvenuta sia tramite indumenti e dispositivi contenenti amianto, sia per la presenza del materiale negli aeromobili e nelle strutture militari, comprese le coperture degli edifici aeroportuali.