Mutilazioni genitali femminili: 200 mln vittime mondiali, calo nelle nuove generazioni

La pratica colpisce ancora milioni di ragazze, ma tra le nuove generazioni il rischio sta finalmente diminuendo.

Mutilazioni genitali femminili: 200 mln vittime mondiali, calo nelle nuove generazioni

Negli ultimi trent’anni il mondo ha compiuto passi significativi nel contrasto alle mutilazioni genitali femminili (MGF), una pratica che viola i diritti umani e colpisce milioni di bambine e donne. Secondo i dati diffusi da UNICEF, oggi oltre 200 milioni di donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali, ma la probabilità che una ragazza venga sottoposta a questa pratica è diminuita in diversi Paesi rispetto alle generazioni precedenti.

Le mutilazioni genitali femminili sono diffuse principalmente in alcune aree dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. In diversi Stati si registra un calo significativo tra le ragazze più giovani, segnale che i programmi di sensibilizzazione e le campagne educative stanno producendo effetti concreti. Sempre più comunità dichiarano pubblicamente l’abbandono della pratica, mentre cresce il numero di Paesi che hanno introdotto leggi specifiche per vietarla.

Sul piano sanitario, l’allarme resta alto. L’World Health Organization sottolinea che le mutilazioni genitali non hanno alcun beneficio medico e possono causare gravi conseguenze: emorragie, infezioni, complicazioni durante il parto e traumi psicologici duraturi. Un fenomeno particolarmente preoccupante è la cosiddetta “medicalizzazione”, ovvero quando la pratica viene eseguita da personale sanitario, nel tentativo di ridurne i rischi ma senza eliminarne la violenza e le conseguenze.

Un ruolo chiave nella lotta globale è svolto dal programma congiunto guidato da United Nations Population Fund e UNICEF, il più grande intervento internazionale dedicato all’eliminazione delle MGF. Il programma opera in numerosi Paesi ad alta prevalenza, promuovendo il cambiamento delle norme sociali, l’educazione delle comunità, il rafforzamento dei sistemi sanitari e il sostegno alle sopravvissute.

Nonostante i progressi, le sfide restano importanti. La crescita demografica in alcune regioni ad alta incidenza rischia di aumentare il numero assoluto di casi, anche laddove la percentuale sia in diminuzione. Inoltre, conflitti, crisi umanitarie e persistenti norme culturali rallentano il percorso verso l’eliminazione definitiva della pratica.

L’obiettivo fissato dalla comunità internazionale è ambizioso: porre fine alle mutilazioni genitali femminili entro il 2030, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5.3 sull’eliminazione delle pratiche dannose. I dati mostrano che il cambiamento è possibile, ma richiede investimenti costanti, volontà politica e un impegno condiviso a livello globale e locale.