Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina diventano terreno di scontro politico. A intervenire è Simonetta Matone, ex magistrato e deputato della Lega, che su X ha rivendicato il successo dell’organizzazione come prova del valore politico del “sì” alle grandi opere e ai grandi eventi internazionali.
Nel suo intervento, Matone attacca frontalmente le opposizioni, accusandole di adottare una linea pregiudizialmente contraria ai progetti strategici per il Paese. Secondo la parlamentare, il Partito Democratico sarebbe ormai “sovrapponibile” al Movimento 5 Stelle, ricordando come quest’ultimo si fosse opposto alla candidatura di Roma per le Olimpiadi. In questa lettura, la riuscita di Milano-Cortina rappresenterebbe la smentita di una cultura politica fondata sul blocco e sul sospetto.
Il riferimento è anche alle polemiche che negli anni hanno accompagnato l’assegnazione e l’organizzazione dei Giochi, tra timori di ritardi, costi eccessivi e possibili inchieste giudiziarie. Matone parla esplicitamente di “complottisti” che invocano l’intervento dei magistrati per fermare i progetti prima ancora che eventuali reati siano accertati, denunciando quello che considera un uso politico della giustizia.
Nel suo messaggio, Simonetta Matone sottolinea che il successo di Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 dimostrerebbe la necessità di avere “coraggio civile” nel sostenere iniziative di portata internazionale, pur nel rispetto delle leggi. Un passaggio che mira a bilanciare il sostegno alle opere con la legalità, ma che allo stesso tempo respinge l’idea di controlli giudiziari percepiti come strumentali.
La manifestazione olimpica, che coinvolge Lombardia e Veneto con Milano e Cortina d’Ampezzo come poli principali, è stata presentata dal governo e dalla maggioranza come un’opportunità strategica per l’immagine e l’economia del Paese. Per la Lega, l’evento assume anche un valore simbolico: dimostrare che l’Italia può competere e organizzare appuntamenti globali senza farsi paralizzare da veti incrociati e paure preventive.
Le parole di Matone si inseriscono dunque in un quadro più ampio di polarizzazione politica, in cui le grandi opere e i grandi eventi diventano indicatori di visione del Paese. Da un lato chi rivendica la necessità di accelerare e decidere; dall’altro chi insiste su trasparenza, sostenibilità economica e controllo dei costi pubblici.
Milano-Cortina non è soltanto un evento sportivo. È ormai un simbolo politico: per la maggioranza, la prova che dire “sì” paga; per le opposizioni, un banco di prova che richiede vigilanza rigorosa. Il confronto è destinato a proseguire ben oltre l’accensione del braciere olimpico.