Omicidio di Giacomo Bongiorni, gli indagati: “Ci siamo difesi”

Versioni contrastanti dopo il pestaggio mortale: attesa per autopsia e interrogatori

Omicidio di Giacomo Bongiorni, gli indagati: “Ci siamo difesi”

A Massa emergono le prime versioni dei giovani coinvolti nell’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto dopo un’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica in piazza Felice Palma. Durante gli interrogatori, il 17enne fermato ha raccontato agli inquirenti di aver reagito dopo essere stato colpito. Una ricostruzione simile sarebbe stata fornita anche da Ionut Alexandru Miron, 23 anni, uno dei due maggiorenni arrestati.

Una linea difensiva che trova eco anche nelle parole dei familiari degli indagati. I genitori parlano di una reazione a un’aggressione iniziale da parte della vittima e del cognato, Gabriele Tognocchi. “I ragazzi si sono difesi”, sostengono, respingendo l’idea di una violenza gratuita.

Intanto la città si prepara a ricordare la vittima: questa sera è prevista una fiaccolata nel centro storico, promossa da Comune e Diocesi, mentre resta forte lo choc per una tragedia consumata sotto gli occhi del figlio undicenne.

Le indagini, coordinate dalla Procura, proseguono per chiarire l’esatta dinamica dei fatti. Sono cinque le persone identificate: due maggiorenni, Miron e Eduard Alin Carutasu, 19 anni, sono in stato di fermo per concorso in omicidio volontario, mentre la posizione di tre minori è al vaglio della procura minorile di Genova.

Fondamentali saranno ora gli esiti dell’autopsia e le prossime udienze di convalida. Gli investigatori stanno analizzando anche i filmati delle telecamere di sorveglianza e gli indumenti sequestrati, ritenuti compatibili con quelli indossati durante l’aggressione.

Secondo la ricostruzione, tutto sarebbe nato da un episodio di vandalismo: un gruppo di giovani avrebbe iniziato a lanciare bottiglie contro una vetrina. L’intervento del cognato della vittima avrebbe innescato la violenza. Bongiorni, intervenuto in sua difesa, sarebbe stato accerchiato e colpito. Caduto a terra, avrebbe battuto la testa, andando incontro a un arresto cardiaco fatale.

“Dalle immagini si nota che, anche dopo la caduta, l’azione violenta è proseguita”, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri, sottolineando un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo nella ricostruzione giudiziaria.

Tra versioni opposte e responsabilità ancora da accertare, resta una certezza: una notte di violenza che ha spezzato una vita e segnato profondamente un’intera comunità.