Il metallo giallo, reduce da un 2025 di forte espansione, si mantiene a febbraio 2026 poco sopra quota 5.100 dollari l’oncia, con un progresso superiore al 70% su base annua. Sul mercato fisico la recente correzione ha riportato i valori intorno a 128-130 euro al grammo, sotto i picchi di inizio anno.
A sostenere il rally sono stati soprattutto gli acquisti massicci delle banche centrali, le tensioni geopolitiche e le incertezze sui conti pubblici, in particolare negli Stati Uniti. Fattori che hanno rafforzato il ruolo dell’oro come copertura contro instabilità e inflazione. Alcune grandi case d’affari stimano ulteriori margini di crescita nel medio periodo, pur con valutazioni più caute rispetto ai massimi toccati.
Se l’oro ha corso, l’argento ha accelerato ancora di più. I future viaggiano in area 86-87 dollari l’oncia, oltre il 160% in più rispetto a un anno fa, dopo aver sfiorato a gennaio i massimi storici sopra 120 dollari. In euro il prezzo si aggira sui 2 euro al grammo, con oscillazioni giornaliere anche superiori al 4-5%, segnale di una volatilità sensibilmente più elevata rispetto all’oro.
Diversamente dal metallo giallo, l’argento beneficia anche della domanda industriale legata alla transizione energetica, dal fotovoltaico all’elettronica, ma resta esposto a brusche correzioni, come dimostra il calo superiore al 15% registrato nell’ultimo mese.
Secondo diversi analisti, l’oro oggi svolge soprattutto una funzione di stabilizzatore di portafoglio, mentre l’argento amplifica i movimenti di mercato, nel bene e nel male. In quest’ottica si fa strada un approccio prudente: una quota prevalente in oro come componente difensiva e un’esposizione più contenuta in argento per aggiungere potenziale di rendimento, mantenendo il peso complessivo dei metalli preziosi tra il 5% e il 10% del patrimonio.
La recente frenata viene interpretata come un assestamento più che come un’inversione strutturale. Tuttavia, con quotazioni già elevate, diventa cruciale la gestione dei tempi di ingresso e uscita, privilegiando acquisti graduali e una pianificazione coerente con lo scenario macroeconomico.
Nei prossimi mesi a orientare le quotazioni saranno soprattutto le decisioni della Federal Reserve sui tassi, l’andamento del dollaro e l’evoluzione delle tensioni internazionali. In un contesto globale segnato da alto debito e incertezza politica, oro e argento restano strumenti di copertura, ma richiedono un approccio meno emotivo e più strategico rispetto al passato.