Nelle acque artiche che circondano le Svalbard si svolge uno dei programmi di monitoraggio degli orsi polari più lunghi e dettagliati al mondo. Coordinato dal Norwegian Polar Institute nell’ambito del “Monitoring of Svalbard and Jan Mayen” (MOSJ), lo studio raccoglie dati sulla popolazione, la salute e i modelli di comportamento degli orsi polari dal 1960.
Secondo le stime ufficiali, la sottopopolazione del Mare di Barents, che comprende Svalbard e aree di mare di competenza norvegese, non ha mostrato un declino evidente negli ultimi vent’anni. I censimenti aerei del 2004 stimarono la popolazione tra 1.900 e 3.600 individui, e sondaggi successivi indicano che i valori complessivi sono rimasti relativamente stabili nel corso degli anni recenti.
Le analisi biometriche condotte attraverso 1.188 misurazioni su 770 orsi polari adulti catturati e monitorati tra il 1992 e il 2019 mostrano che, nonostante l’aumento dei giorni senza ghiaccio, le condizioni corporee medie degli orsi sono migliorate o si sono mantenute ai livelli di metà anni ’90. Questo risultato è emerso da uno studio pubblicato su Scientific Reports.
Negli stessi decenni, la regione del Mare di Barents ha sperimentato un aumento della temperatura media di circa 2 °C per decennio e un’estensione degli periodi senza ghiaccio marine di circa 4 giorni in più all’anno.
Alle Svalbard, i dati di popolazione mostrano anche che solo una parte degli orsi resta stabilmente nell’area durante tutto l’anno (circa 250–300 individui), mentre altri seguono il ghiaccio marino verso nord o verso est nella stagione estiva.
Le ricerche indicano che questi animali si sono adattati modificando parzialmente le loro abitudini alimentari, includendo fonti di cibo alternative come renne, uova di uccelli o trichechi in alcune stagioni.
Tuttavia, i rapporti dell’Arctic Council e della comunità scientifica evidenziano che la riduzione del ghiaccio marino, essenziale per la caccia alle foche, la principale preda, resta la minaccia più importante per la specie. Senza una rallentamento del riscaldamento globale, gli scienziati avvertono che la resilienza osservata potrebbe non essere sufficiente a garantire la stabilità demografica degli orsi polari a lungo termine.