Scattano nuovi aumenti sul prezzo delle sigarette e di numerosi altri prodotti da fumo. Si tratta del terzo rialzo dall’inizio dell’anno e coinvolge circa 75 prodotti tra sigarette, sigari, sigaretti e tabacco trinciato. L’incremento medio è fino a 30 centesimi a confezione, anche se la variazione non è uniforme per tutti i marchi. Alcuni brand arrivano ora a superare stabilmente i 6 euro a pacchetto. Per esempio, alcune varianti di Camel si attestano intorno ai 6,30 euro, mentre altri marchi noti avevano già raggiunto cifre più elevate dopo i precedenti rincari di gennaio.
Alla base degli aumenti c’è l’adeguamento delle accise previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Il provvedimento introduce un incremento graduale della tassazione sui tabacchi, con effetti progressivi sui prezzi al pubblico. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il gettito fiscale e, al contempo, disincentivare il consumo di prodotti da fumo. Il meccanismo fiscale incide direttamente sul prezzo finale pagato dai consumatori, determinando un adeguamento dei listini comunicati dai produttori e approvati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di aumenti scattati nel corso del 2026. I primi rincari erano entrati in vigore a metà gennaio, seguiti da ulteriori adeguamenti nelle settimane successive. Il risultato è un progressivo aumento del costo del fumo nel giro di pochi mesi. Per i fumatori, ciò si traduce in una spesa annua sensibilmente più alta rispetto al 2025. Un incremento di 30 centesimi a pacchetto, per chi consuma un pacchetto al giorno, significa oltre 100 euro in più all’anno. L’aumento diffuso dei prezzi riguarda l’intero comparto dei tabacchi tradizionali. Anche se le variazioni non sono identiche per ogni marchio, il trend è chiaro: fumare costa sempre di più.
Nei prossimi mesi non si escludono ulteriori adeguamenti, in linea con il percorso di incremento fiscale previsto dalla manovra economica