Ed eccoci all'Inferno del nord, la classica più curiosa e affascinante del panorama ciclistico mondiale. Curiosa perchè non ha un metro di salita, affascinante perchè con i suoi 30 settori equivalenti a 54,8 chilometri di pavè ricorda senza
eguali i tempi eroici del ciclismo.
Si parte ormai da cinquant'anni da Compiègne, all'incirca sessanta chilometri a nord della capitale, per arrivare all'iconico e insostituibile velodromo Andrè-Pètrieux posto alla periferia est di Roubaix ad un paio di chilometri dal confine con il Belgio. Ho usato l'aggettivo insostituibile ma ora che ci penso negli anni 80 qualcuno aveva provato a "sostituirlo"... accadde che nel 1986 iniziarono i lavori di rifacimento del Parc des Sports all'interno del quale si alloca il velodromo e l'arrivo fu spostato in Avenue des Nation-Unies.
Questo è quello che si racconta oggi ed emerge da ricerche sul web, ma io ricordo benissimo una situazione assolutamente diversa, l'organizzazione dell'epoca spostò l'arrivo per ragioni di sponsor, infatti la corsa si concludeva davanti alla sede principale de La Redoute emporio di casalinghi che oltre ad essere il maggior sostenitore della Roubaix aveva sponsorizzato una forte squadra che aveva tra le sue fila un giovane Stephen Roche.
Quando Sean Kelly regolò facilmente in volata lo sfortunato Dhaenens, Adrie Van der Poel papà del fenomenale Mathieu, che lo aveva sorprendentemente beffato la settimana prima in un'altra volata a 4 al Fiandre, e Van den Haute, si parlava del nuovo arrivo davanti al grandi magazzını e anche l'anno dopo quando tinalmente Vanderaerden colse il suo successo nella regina delle classiche sempre in una volata a 4 davantı a Versluys, Il solito Dnaenens e Vandenbrande il discorso ricorrente era quanto era bello, moderno e fortunato (avevano vinto due grandi campioni) il nuovo arrivo davanti al grande emporio. Da questi ricordi mi sono convinto che senza la folle corsa dell'anno dopo la Regina delle classiche (altro nomignolo della corsa) sarebbe arrivata chissà per quanti anni sulla Avenue.
Quello che successe l'anno dopo merita di essere menzionato, di buon mattino va via la solita fuga, dentro ci sono buoni corridori, Wegmuller, Peiper e Veldsholten, ottimi passisti perlopiù fiamminghi e un paio di corridori in giornata di grazia, l'olandese Van Rijmen e Dirk De Mol. Il vantaggio si dilata subito ma a differenza di altre edizioni, grazie anche al tempo clemente, l'impatto col pavè non scalfisce più di tanto il gruppetto di testa e dietro in mancanza di un uomo taro l'inseguimento tarda ad organizzarsi. Quando Wegmuller sferra il suo attacco più deciso solo De Mol resiste accucciato al mozzo dello scatenato passista elvetico e dietro l'unico che dimostra di poter fare la differenza è Laurent Fignon mai protagonista sulle pietre nè prima nè dopo quel giorno.
Il vantaggio è però talmente alto che risulta incolmabile e sul rettilineo dell'Avenue des Nation-Unies un incredulo De Mol alza le braccia al cielo superando un generoso Wegmuller che alcuni anni dopo perderà un Fiandre più o meno allo stesso modo. La vittoria di De Mol sorprese tutti e come al solito iniziarono i processi mediatici e come per incanto tornò di moda l'arrivo al velodromo che dalla stagione successiva tornò nel programma. Prendetela come volete, una storiella, un ricordo vago, una supposizione senza conferme, forse tutte e tre ma io penso che senza la Roubaix di De Mol difficilmente la classica delle pietre sarebbe tornata nel velodromo dalla pista rosa in cemento.
Ah già oggi c'è la corsa e io vi dico, intanto di vederla, per fortuna la Rai questa la proporrà, poi che difficilmente. il vincitore uscirà dal trio Pogacar, Van der Poel, Van Aert, in rigoroso ordine di preferenza e infine che bisogna tifare tutti Ganna con convinzione perché ha dimostrato di poter stare, in una corsa come questa, al cospetto dei tre fenomeni.
Parigi-Roubaix, non solo pietre: il mito del Velodromo e quella parentesi firmata La Redoute
Tra i ricordi degli arrivi sull’Avenue e la vittoria di De Mol che riportò l’Inferno del Nord sulla pista rosa