Pescara Ambiente condannata: “Divise contaminate lavate a casa”. Vittoria UGL

La Corte d’Appello smonta la prassi aziendale: 20 centesimi al giorno per lavare DPI biologicamente esposti. Risarcimenti fino a 10mila euro.

Pescara Ambiente condannata: “Divise contaminate lavate a casa”. Vittoria UGL

La Corte d’Appello dell’Aquila dà ragione ai lavoratori. È questo l’esito della causa avviata quasi quattro anni fa dall’UGL Partecipate Servizi Ambientali contro Pescara Ambiente S.p.A., la municipalizzata che gestisce raccolta e smaltimento dei rifiuti a Pescara e provincia. A darne notizia è Stefano Andrini, segretario UGL Partecipate Servizi Ambientali, che la scorsa mattina ha incontrato i giornalisti in città.

“Indumenti di lavoro lavati a casa: pratica inaccettabile”

Al centro del contenzioso, l’obbligo per i dipendenti di lavare presso le proprie abitazioni gli indumenti da lavoro. Non semplici divise, ma dispositivi di protezione individuale (DPI) dotati di elementi catarifrangenti e utilizzati anche in orario notturno.

Secondo l’UGL, la prassi aziendale prevedeva che i lavoratori utilizzassero la lavatrice domestica per il lavaggio di abiti potenzialmente contaminati da cariche biologiche significative, con conseguenti rischi per la salute e per la sicurezza. Una situazione che, sottolinea il sindacato, sarebbe stata resa ancora più evidente nel contesto della pandemia da COVID-19.

Per questa attività era riconosciuta un’indennità di appena 20 centesimi al giorno, pari a circa quattro euro lordi al mese: “Un compenso irrisorio, che non copre nemmeno il costo della lavatrice”, ha dichiarato Andrini.

Tempo di vestizione non riconosciuto

Secondo punto della vertenza, il mancato riconoscimento del tempo di vestizione. L’UGL sostiene che, poiché l’azienda stabilisce obbligatoriamente gli indumenti da indossare, dovrebbe garantire 10 minuti all’ingresso e 10 minuti all’uscita per vestizione e doccia, come previsto dal contratto.

Dopo tentativi di confronto con due presidenti succedutisi alla guida della società, il sindacato ha deciso di procedere per vie legali.

La sentenza della Corte d’Appello

La causa è stata accolta dalla Corte d’Appello dell’Aquila, che ha riconosciuto i diritti dei lavoratori, prendendo in esame - secondo quanto riferito dall’UGL - tutti i costi connessi al lavaggio dei DPI e al tempo di vestizione.

La vertenza potrebbe avere un impatto rilevante: i lavoratori interessati sarebbero oltre 200. Per un dipendente con tre anni di servizio, le somme riconosciute oscillerebbero tra i 6.000 e i 10.000 euro, con importi più elevati per chi ha maturato fino a dieci anni di anzianità.

Possibile ricorso in Cassazione

Non è escluso un ricorso in Cassazione da parte dell’azienda. Tuttavia, secondo Andrini, la giurisprudenza in materia sarebbe già consolidata, con diverse pronunce della Suprema Corte su casi analoghi relativi sia al tempo di vestizione sia al lavaggio degli indumenti di lavoro.

Nel frattempo, l’UGL ha avviato una serie di assemblee informative a Pescara per aggiornare i dipendenti sugli sviluppi della vicenda. “Siamo determinati a tutelare fino in fondo i diritti dei lavoratori”, ha concluso il segretario.