Petrolio sopra i 100 dollari: il G7 valuta le riserve strategiche

Lescure: “Non siamo ancora al punto di rilasciare le scorte”, ma l’opzione resta sul tavolo per stabilizzare i mercati energetici.

Petrolio sopra i 100 dollari: il G7 valuta le riserve strategiche

Il rialzo del prezzo del petrolio torna a preoccupare governi e istituzioni internazionali. Il greggio ha superato la soglia dei 100 dollari al barile, riaccendendo il timore di un effetto domino sull’inflazione energetica e sui prezzi dei carburanti. In Europa e nel G7 si discute apertamente della possibilità di utilizzare le riserve strategiche, mentre alcuni Paesi stanno già intervenendo con misure dirette per contenere i rincari alla pompa.

A Bruxelles il tema è stato affrontato durante gli incontri tra i ministri economici del G7. Il ministro francese dell’Economia Roland Lescure ha chiarito che l’ipotesi di un rilascio coordinato delle scorte petrolifere resta sul tavolo, ma che al momento non è stata presa alcuna decisione.

“Non siamo ancora a quel punto”, ha dichiarato ai giornalisti, spiegando che il gruppo delle principali economie occidentali ha concordato di mantenere aperta l’opzione dell’utilizzo delle riserve strategiche qualora la situazione dei mercati dovesse deteriorarsi ulteriormente. Secondo Lescure, l’obiettivo comune resta quello di stabilizzare i mercati energetici e limitare l’impatto dei rincari sull’economia globale.

Un segnale nella stessa direzione arriva dalla Commissione europea. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha confermato che Bruxelles sta valutando diverse opzioni per contenere l’impennata dei prezzi del greggio, tra cui proprio il ricorso alle scorte strategiche.

“Stiamo valutando varie ipotesi, fra queste il possibile utilizzo delle riserve strategiche di petrolio. È una cosa di cui discuteremo oggi”, ha spiegato parlando con la stampa nella capitale belga, confermando le indiscrezioni secondo cui il G7 potrebbe coordinare un intervento sui mercati se la tensione sui prezzi dovesse continuare.

Nel frattempo alcuni governi stanno già intervenendo sul fronte interno. La Croazia ha deciso di reintrodurre il tetto ai prezzi dei carburanti, sospeso da circa un anno, per attenuare gli effetti della crisi energetica globale.

Il governo guidato dal premier Andrej Plenković ha stabilito un prezzo massimo di 1,50 euro al litro per la benzina e 1,55 euro per il diesel, accompagnando la misura con modifiche alle accise su energia ed elettricità. L’esecutivo croato ha motivato l’intervento con l’aumento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali e con la necessità di proteggere cittadini e imprese da ulteriori rincari.

Le decisioni dei prossimi giorni saranno decisive per capire se la comunità internazionale opterà per un intervento coordinato sui mercati energetici oppure se si limiterà a misure nazionali per contenere gli effetti della nuova fase di volatilità del petrolio. Se il prezzo del greggio dovesse continuare a salire oltre quota 100 dollari, il ricorso alle riserve strategiche potrebbe diventare una delle leve principali per tentare di raffreddare i mercati.