Se 50 sfumature di grigio ha aperto la strada al BDSM sul grande schermo, Pillion arriva per prendere il testimone. L’esordio del regista inglese Harry Lighton racconta una storia di sottomissione, desiderio e amore con un approccio più libero, emotivo e autentico.
Il film segue Colin, giovane timido e mite, e il motociclista irresistibilmente attraente Ray. Tra attrazione immediata, sottomissione e scoperta della sessualità, il film esplora desiderio, potere e crescita emotiva.
Dal trailer, già visibile online, emerge subito qualcosa di speciale: sì, ci sono scene di sesso esplicito e dinamiche di dominazione, ma il vero filo conduttore è una dolcezza sorprendente che attraversa tutta la storia.
Harry Melling, ormai lontanissimo dal Dudley Dursley di Harry Potter, restituisce un Colin di rara fragilità emotiva, mentre Alexander Skarsgård costruisce un Ray magnetico ma attraversato da crepe di solitudine. Lighton racconta il loro rapporto con uno sguardo lucido e mai compiaciuto, evitando sia la morbosità sia il moralismo, ma proprio per questo aprendo interrogativi scomodi.
Ed è qui che Pillion potrebbe diventare terreno di dibattito: c’è chi lo vedrà come un film coraggioso sulla libertà dei desideri, e chi, soprattutto tra le frange più conservatrici, potrebbe leggerlo come una provocazione culturale. Non è difficile immaginare reazioni critiche da parte di ambienti politici sensibili ai temi della famiglia tradizionale o della rappresentazione della sessualità sullo schermo.
Con questo esordio, Pillion si candida a essere il nuovo riferimento cinematografico sul BDSM, più complesso, più umano e potenzialmente più divisivo di 50 sfumature di grigio. In sala da domani, arriva con la forza di un film destinato non solo a emozionare, ma anche a far discutere, riflettere e, probabilmente, accendere polemiche.