In un’Italia che sembrava ancora lontana dalle tensioni e dalle trasformazioni del Sessantotto, un episodio avvenuto tra i banchi di un liceo milanese anticipò temi e conflitti destinati a esplodere di lì a poco su scala nazionale.
Protagonista della vicenda fu il giornalino scolastico “La Zanzara”, pubblicazione del liceo classico Liceo Ginnasio Statale Giuseppe Parini di Milano. Nato nel secondo dopoguerra, il periodico studentesco si era distinto negli anni per un taglio non convenzionale e per l’attenzione ai temi di attualità. Tra i collaboratori delle diverse stagioni figurò anche Walter Tobagi.
Nel febbraio 1966, tre studenti della redazione, Marco De Poli, Marco Sassano e Claudia Beltramo Ceppi, pubblicarono un’inchiesta dal titolo “Che cosa pensano le ragazze di oggi?”. L’articolo raccoglieva le opinioni di nove studentesse su argomenti quali sessualità, ruolo della donna nella famiglia, rapporto tra adolescenti e genitori, religione e impegno civile. I contenuti, per l’epoca inusuali in un contesto scolastico, suscitarono immediate reazioni.
Un gruppo di studenti cattolici contestò pubblicamente l’inchiesta, anche attraverso la stampa locale. La vicenda assunse presto una dimensione giudiziaria: il procuratore di Milano, Oscar Lanzi, avviò un’indagine ipotizzando i reati di offesa alla morale pubblica e stampa clandestina. Trattandosi di minorenni, i tre studenti furono sottoposti a ulteriori accertamenti, tra cui una visita di carattere psichiatrico prevista da una circolare ancora in vigore per i minori accusati di reati.
L’inchiesta e il successivo procedimento penale richiamarono l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Tra gli interventi più noti vi fu quello del giornalista Enzo Biagi, che commentò la vicenda con una metafora destinata a restare: una “zanzara” capace di disturbare gli “elefanti”, in riferimento alle istituzioni coinvolte.
Il processo si concluse con l’assoluzione degli studenti, del preside del Parini Daniele Mattalia e della stampatrice della rivista, Aurelia Terzaghi, destinataria di una sanzione amministrativa. La decisione giudiziaria segnò la fine di un caso che, pur circoscritto a un ambito scolastico, aveva sollevato un dibattito più ampio sui limiti della libertà di espressione, sul ruolo dei giovani nel confronto pubblico e sull’adeguatezza delle norme vigenti rispetto ai mutamenti sociali in corso.
A distanza di sessant’anni, l’episodio de “La Zanzara” viene spesso richiamato come uno dei segnali anticipatori del clima che avrebbe caratterizzato la stagione del Sessantotto. La vicenda evidenziò inoltre le difficoltà del legislatore nell’affrontare le innovazioni nel campo della comunicazione, un tema che continua a riproporsi nell’era digitale, tra informazione sui social network e nuove frontiere legate all’intelligenza artificiale.