Puglia, boom dei beni confiscati alle mafie: +59,8% in tre anni e nuove risorse per la comunità

In Puglia crescono del 59,8% le assegnazioni dei beni confiscati: da simboli del potere mafioso a strumenti per il sociale e la cultura

Puglia, boom dei beni confiscati alle mafie: +59,8% in tre anni e nuove risorse per la comunità

Quello che ieri era simbolo di potere criminale oggi diventa occasione di riscatto collettivo. In Puglia la mappa dei beni confiscati alle mafie sta cambiando volto: case, terreni, aziende e opere d’arte sottratti ai clan non restano più relitti burocratici, ma tornano a vivere come spazi per la comunità. Negli ultimi tre anni questa trasformazione ha accelerato in modo deciso, con un aumento del 59,8% nelle assegnazioni, segno di una strategia sempre più efficace contro la criminalità organizzata.

A fotografare questa trasformazione è stata Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, intervenuta a Taranto al convegno sull’Osservatorio di concertazione permanente sull’uso sociale dei beni confiscati. Con il supporto dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, sono stati assegnati 330 beni nel Tarantino e 2.867 in tutta la Puglia, numeri che fanno della regione un laboratorio nazionale nella gestione di questi patrimoni.

Una vittoria che va oltre le sentenze

Ferro ha parlato del +59,8% come di “un risultato straordinario”, evidenziando però che la lotta alle mafie non può esaurirsi nelle aule dei tribunali. “Sequestri e condanne sono indispensabili, ma da soli non bastano: serve un’azione culturale e sociale capace di restituire questi beni alla comunità e farli tornare a vivere”, ha spiegato. In questa prospettiva, sottrarre risorse alle organizzazioni criminali è solo il primo passo; trasformarle in occasioni di sviluppo per il territorio è la vera vittoria.

Secondo Ferro, l’Osservatorio di Taranto incarna proprio questa visione: un presidio di trasparenza e partecipazione, espressione di “un’amministrazione che ha scelto di assumersi la responsabilità e di agire in prima linea”.

Dalle ville confiscate ai servizi per i cittadini

Gran parte dei beni sottratti alle mafie è stata destinata al terzo settore e al sociale, attraverso un dialogo costante con associazioni e realtà impegnate sul territorio. Strutture che un tempo appartenevano ai clan oggi ospitano progetti educativi, centri di accoglienza, iniziative culturali e servizi per le fasce più fragili della popolazione.

Un’altra quota è stata assegnata, tramite l’Agenzia del Demanio, a caserme e presidi di sicurezza, tra cui punti di pronto intervento dei Vigili del Fuoco, rafforzando così la presenza dello Stato in aree storicamente segnate dalla criminalità.

Non solo immobili. Alcune opere d’arte confiscate sono state protagoniste di una mostra itinerante, prima di essere assegnate a musei pubblici, trasformando ciò che era bottino criminale in patrimonio culturale condiviso.