“Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica”, ha dichiarato Nordio, sottolineando come eventuali criticità nella comunicazione e nell’impostazione del progetto siano da attribuire anche a lui. Il ministro ha inoltre evidenziato la natura tecnica del quesito referendario, sostenendo che sia stato rapidamente trasformato in uno scontro politico: “È stato impostato su un’emotività che ha colpito l’immaginazione degli italiani”.
Nel corso dell’intervista, Nordio ha ammesso errori nella strategia comunicativa, ma ha ridimensionato il peso delle polemiche durante la campagna referendaria: “Non credo che l’eccesso di polemica abbia influito più di tanto”. Ha inoltre chiarito una delle dichiarazioni più contestate, relativa al cosiddetto “sistema mafioso”, precisando di aver riportato una citazione di un pubblico ministero e non una propria affermazione.
Rispondendo a domande su possibili conseguenze interne al ministero, il Guardasigilli ha escluso cambiamenti confermando la fiducia nella capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Ha anche respinto l’ipotesi di tensioni con la magistratura: “Escludo categoricamente eventuali ritorsioni. Sarebbe irrealistico pensare a un uso strumentale del potere giudiziario”.
video ripreso da Sky TG24
Nordio ha poi indicato nell’Associazione Nazionale Magistrati uno dei principali attori rafforzati dall’esito del voto, definendola “la vera vincitrice” del referendum. Secondo il ministro, l’ANM acquisirà un maggiore peso nel dibattito politico, configurandosi come un soggetto “anomalo” capace di esercitare pressione sui governi futuri.
Guardando ai prossimi mesi, il ministro ha ribadito l’impegno su alcune priorità legislative, in particolare il piano carceri. Tra gli interventi indicati: la riduzione della carcerazione preventiva, l’espiazione della pena per i detenuti stranieri nei Paesi d’origine e l’ampliamento delle misure alternative, soprattutto per i tossicodipendenti.
Infine, Nordio ha accennato al proprio futuro personale, lasciando intendere la possibilità di un ritiro dalla vita politica al termine della legislatura. “Sono stato chiamato a questo incarico per realizzare una serie di riforme, la più importante delle quali non è andata bene, probabilmente anche per colpa mia”, ha affermato, aggiungendo che, una volta concluso il mandato, potrebbe tornare ai suoi studi e alle sue attività personali.