Il Consiglio dei Ministri ha ufficializzato le date della consultazione referendaria sulla riforma della giustizia. Nelle stesse giornate si terranno anche le elezioni suppletive per i seggi parlamentari vacanti.
I punti chiave della riforma
Il referendum, di natura confermativa e quindi senza obbligo di quorum, riguarda alcuni pilastri fondamentali dell’ordinamento. Inoltre, prevede una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), con l’istituzione di due Consigli distinti e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei loro componenti. Infine, il referendum contempla la creazione di un’Alta Corte, un tribunale disciplinare unico competente per i magistrati.
Analisi del Rischio e Dinamiche Politiche
L’individuazione della data del referendum appare come il risultato di un delicato compromesso strategico da parte dell’esecutivo. Il governo ha infatti deciso di accelerare i tempi, anticipando la convocazione senza attendere la scadenza della raccolta firme popolari prevista per il 30 gennaio. Questa scelta ha però suscitato forti proteste da parte dei comitati per il No e delle principali forze di opposizione (PD, M5S, AVS), che hanno denunciato una forzatura politica.
La fissazione del voto per il 22 e 23 marzo si colloca così in una posizione intermedia tra l’ipotesi di un voto anticipato al 1° marzo, sostenuta dalla maggioranza, e quella di un rinvio ad aprile preferita dalla minoranza. Una mediazione pensata anche per rispondere alle sollecitazioni del Quirinale, con l’obiettivo di contenere il livello di polarizzazione istituzionale e politica.
Sul piano reputazionale, infine, la scelta non è priva di rischi: i sondaggi restituiscono un elettorato diviso, con circa il 39% degli intervistati favorevole alla permanenza del governo anche in caso di sconfitta referendaria.